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A tre mesi dalla scadenza del PNRR, solo il 3,9% delle strutture è pienamente operativo. Ritardi critici anche sul Fascicolo Sanitario Elettronico: al Sud il consenso all’uso dei dati crolla al 2%.
A tre mesi dalla scadenza del PNRR, solo il 3,9% delle strutture è pienamente operativo. Ritardi critici anche sul Fascicolo Sanitario Elettronico: al Sud il consenso all’uso dei dati crolla al 2%.
La riforma della sanità territoriale, pilastro della Missione Salute del Pnrr, procede a rilento e mostra segnali preoccupanti a pochi mesi dalla scadenza della rendicontazione finale fissata per il prossimo 30 giugno.
Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Osservatorio Gimbe aggiornato a fine dicembre 2025, il quadro complessivo è tutt'altro che ottimale: appena 66 case della comunità, pari al 3,9% del previsto, risultano pienamente funzionanti, mentre solo 163 ospedali di comunità hanno attivato almeno un servizio.
Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, lancia un monito severo a Governo e Regioni sottolineando come “gli inaccettabili ritardi accumulati” rischino di compromettere gli obiettivi europei. Nonostante qualche timido miglioramento rispetto ai mesi precedenti, l’attivazione delle strutture viaggia a una “lentezza inaccettabile, a velocità diverse tra le Regioni”, frenata soprattutto dalla carenza di personale sanitario e dal mancato coinvolgimento dei medici di famiglia.
Il report evidenzia come molte di queste strutture rischino di rimanere “scatole vuote”, poiché senza medici e infermieri non possono garantire l'assistenza promessa. Per oltre un terzo delle Case della Comunità programmate non esiste alcun dato pubblico sulla loro reale esistenza, e la distribuzione dei servizi attivi vede punte di eccellenza in Lombardia ed Emilia-Romagna a fronte di Regioni come Basilicata e le Province autonome di Bolzano e Trento che si collocano ai minimi termini.
Anche sul fronte degli Ospedali di Comunità la situazione è critica: nessuna Regione è riuscita ancora a garantire tutti i servizi previsti e, in queste condizioni, centrare i target entro giugno “appare una missione impossibile”. Le uniche note positive arrivano dalle Centrali Operative Territoriali, che risultano attivate in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Parallelamente ai ritardi strutturali, si registra uno stallo preoccupante sul fronte del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Nonostante l'investimento di 1,38 miliardi di euro, l'infrastruttura resta incompleta e frammentata.
Alla data di oggi, termine ultimo per l’adeguamento degli standard di trasmissione dati, l'interoperabilità tra le Regioni è ancora un miraggio. Pesano inoltre le resistenze dei cittadini: solo il 44% ha espresso il consenso alla consultazione dei dati, con abissi statistici che vanno dal 92% dell'Emilia-Romagna al misero 2% di Campania e Abruzzo.
Per Cartabellotta non si tratta solo di un limite tecnologico ma di un vero “fallimento culturale e organizzativo”, alimentato da scarsa fiducia e analfabetismo digitale, specialmente nel Mezzogiorno.
Con il tempo che stringe, il rischio è triplice: mancare i target europei dovendo restituire i fondi, centrare gli obiettivi formali solo grazie ad alcune Regioni virtuose aumentando le diseguaglianze interne, o peggio “completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini”.
Il timore è che la grande occasione del Pnrr si risolva in un’eredità di digitalizzazione incompleta e immobili privi di servizi reali, sprecando una chance fondamentale per rinnovare una sanità pubblica che ha estremo bisogno di cure.
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