Emergenza super-batteri: a Venezia la sfida globale contro la resistenza agli antibiotici

Al congresso Top5 in Infectious Diseases riflettori su sepsi, infezioni nosocomiali e intelligenza artificiale. L'allarme degli esperti: "Senza interventi decisi, 39 milioni di morti entro il 2050".

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 25 Marzo 2026
Venezia - 25 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Al congresso Top5 in Infectious Diseases riflettori su sepsi, infezioni nosocomiali e intelligenza artificiale. L'allarme degli esperti: "Senza interventi decisi, 39 milioni di morti entro il 2050".

Le infezioni resistenti, nosocomiali ed emergenti continuano a rappresentare una “minaccia globale per i sistemi sanitari”, un tema al centro della terza edizione di Top5 in Infectious Diseases che riunisce a Venezia i massimi esperti del settore.

I dati aggiornati al 2021 dipingono un quadro allarmante: le infezioni batteriche resistenti hanno già causato circa 4,71 milioni di decessi nel mondo, un quarto dei quali attribuibili direttamente alla resistenza antimicrobica.

Le proiezioni per il futuro sono ancora più cupe, indicando che, senza una svolta netta, i decessi potrebbero toccare quota due milioni annui entro il 2050, con un impatto complessivo stimato in oltre “39 milioni di morti tra il 2025 e il 2050”.

In questo contesto critico, lo sviluppo di nuovi trattamenti deve essere necessariamente accompagnato da diagnosi tempestive e una stewardship antimicrobica rigorosa.

Nonostante la pipeline di nuovi antibiotici rimanga fragile, con circa 50 agenti tradizionali in fase clinica che spesso mostrano limitazioni contro i patogeni prioritari, la ricerca non si ferma. In Italia e in Europa persistono tassi di resistenza elevati, specialmente per la Klebsiella pneumoniae e lo Pseudomonas aeruginosa, quest'ultimo associato a una mortalità superiore al 30% nei pazienti critici.

Il congresso veneziano punta a discutere l'impiego di nuovi beta-lattamici avanzati e combinazioni terapeutiche per ottimizzare gli esiti in terapia intensiva. Parallelamente, resta altissima l'attenzione sulla sepsi, che causa 11 milioni di morti annue nel mondo.

Le linee guida della Surviving Sepsis Campaign, aggiornate nel 2026, sottolineano l'importanza vitale della diagnosi precoce e dell'avvio della terapia antibiotica “entro 1 ora (o al massimo 1-3 ore in casi selezionati)”, insieme a una gestione personalizzata del supporto emodinamico.

L'agenda scientifica affronta anche l'ascesa di patogeni preoccupanti come la Candidozyma auris, la cui diffusione è ormai endemica in numerosi ospedali italiani con tassi di mortalità tra il 30% e il 60%.

Sul fronte dell'HIV, si guarda invece con ottimismo alle terapie long-acting che migliorano la qualità di vita degli oltre 50enni, garantendo una soppressione virale superiore all'85% anche in casi di scarsa aderenza storica.

Secondo Mario Falcone, ordinario di Malattie infettive dell’Università di Pisa e guida dei lavori, “l’infettivologia sta cambiando rapidamente. Da una parte dobbiamo affrontare la diffusione di batteri sempre più resistenti agli antibiotici, dall’altra la ricerca sta mettendo a disposizione farmaci di ultima generazione, diagnostica molecolare avanzata e sistemi di analisi dei dati che permettono di identificare più rapidamente i patogeni”.


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