Malattia renale cronica: a Roma il piano per spostare la cura dall'ospedale al territorio

Istituzioni e clinici a confronto nella Capitale per potenziare la diagnosi precoce e l'integrazione tra medici di base e specialisti. Al centro della strategia il nuovo modello di presa in carico e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.

(Prima Notizia 24)
Martedì 24 Marzo 2026
Roma - 24 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Istituzioni e clinici a confronto nella Capitale per potenziare la diagnosi precoce e l'integrazione tra medici di base e specialisti. Al centro della strategia il nuovo modello di presa in carico e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.

Rafforzare la diagnosi precoce, valorizzare il ruolo della medicina territoriale e garantire una piena attuazione dei percorsi di presa in carico rappresentano oggi le principali priorità per affrontare in modo efficace la Malattia Renale Cronica (MRC), una delle sfide più rilevanti per la sanità pubblica.

Questi i temi al centro dell’evento istituzionale promosso oggi a Roma, che ha riunito Istituzioni, esperti clinici e associazioni di pazienti, con l’obiettivo di promuovere un confronto strutturato su prevenzione, organizzazione dei servizi regionali e sostenibilità del sistema sanitario.

Nel corso dei lavori, realizzati con il contributo di numerosi partner del settore farmaceutico, è emersa con chiarezza la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e di intervenire in modo più tempestivo nelle fasi iniziali della patologia.

In questo senso, Elena Murelli, Membro della 10a Commissione del Senato della Repubblica, ha sottolineato come “la malattia renale cronica rappresenti oggi una delle principali sfide della sanità pubblica, per la sua ampia diffusione e per l’impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”.

Da qui la necessità di “rafforzare le politiche di prevenzione sul territorio e promuovere una maggiore attenzione ai fattori di rischio, all’interno di un approccio integrato”, valorizzando in particolare il ruolo del medico di medicina generale e il collegamento con la specialistica.

Un focus specifico è stato dedicato al contesto regionale e alla necessità di superare un modello ancora troppo centrato sul singolo ospedale. In questa prospettiva, Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio regionale del Lazio, ha evidenziato come “sia necessario costruire politiche realmente aderenti ai buogni del territorio”, sottolineando che una quota significativa degli accessi al pronto soccorso riguarda pazienti cronici che non trovano risposte adeguate sul territorio. “Per questo – ha affermato – è indispensabile investire in modo strutturale sulla medicina territoriale e sul ruolo dei medici di medicina generale, rafforzando l’organizzazione della rete e i percorsi di presa in carico”. Il PPDTA rappresenta, in questo quadro, uno strumento centrale per dare ordine ai percorsi assistenziali, mentre “la prevenzione deve essere considerata un investimento strategico di lungo periodo”.

Sul piano clinico-organizzativo, è stato ribadito il ruolo chiave dell’integrazione tra territorio e specialistica dal professor Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia (SIN), che ha richiamato il cambio di paradigma in atto: “La gestione della patologia si inserisce oggi in un modello che vede il territorio sempre più centrale, anche alla luce delle opportunità offerte dalle nuove terapie. Tuttavia, la natura asintomatica della malattia nelle fasi iniziali rende fondamentale l’intercettazione precoce da parte della medicina generale. In questo contesto, il PPDTA rappresenta uno strumento fondamentale per strutturare la presa in carico e la cogestione del paziente cronico, ed è quindi essenziale che venga recepito e implementato in modo omogeneo da tutte le Regioni”.

A supporto di questo modello, sono stati presentati i dati dello screening pilota condotto nella Città Metropolitana di Napoli, che confermano il potenziale della medicina generale nell’identificazione precoce della patologia.

Come evidenziato da Gaetano Piccinocchi, Tesoriere Nazionale SIMG, su una popolazione di oltre 212.000 assistiti sono stati individuati circa 66.900 pazienti a rischio, ma meno della metà presentava dati clinici completi, a dimostrazione di un ampio margine di miglioramento nella diagnosi. Il progetto indica che “investire sulla formazione e sull’organizzazione del territorio rappresenta una leva concreta per ridurre la progressione della malattia e migliorare la presa in carico”.

L’incontro ha confermato quindi la necessità di un impegno condiviso per rafforzare la prevenzione e l’integrazione tra territorio e specialistica, ponendo le basi per i prossimi sviluppi operativi a livello nazionale e regionale.


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