Lucio Presta “Vi racconto la mia vita”. Un romanzo forte

L’appuntamento è per mercoledì 18 febbraio a Cosenza, alle 18 a Villa Rendano, dove il giornalista Arcangelo Badolati e Ginevra Vercillo presenteranno ufficialmente alla città “L’Uragano” il nuovo libro autobiografico di Lucio Presta, il re dei grandi manager dello spettacolo in Italia.

di Pino Nano
Lunedì 16 Febbraio 2026
Cosenza - 16 feb 2026 (Prima Notizia 24)

L’appuntamento è per mercoledì 18 febbraio a Cosenza, alle 18 a Villa Rendano, dove il giornalista Arcangelo Badolati e Ginevra Vercillo presenteranno ufficialmente alla città “L’Uragano” il nuovo libro autobiografico di Lucio Presta, il re dei grandi manager dello spettacolo in Italia.

Partiamo dal titolo, “L’Uragano”.

“Ammetto subito -scrive Lucio Presta- che non è farina del mio sacco ma nasce dalla mente fervida di Roberto Benigni, uno degli artisti che ho il privilegio e il piacere di seguire, e che mi concede da decenni anche il dono della sua amicizia. Al compleanno dei miei cinquant'anni — un po' di tempo da allora è passato — Roberto Benigni ha scritto per me il lungo poema in quartine che condivido in queste pagine perché è riuscito a condensare magistralmente malinconia, sberleffo, ironia, profondità, amore, insomma il senso di tutta la mia vita. E comincia esattamente con queste parole: “Da Cosenza è partito l'uragano”. Ero lì a interrogarmi sul titolo del libro, quando rileggendo quell'incipit mi sono detto: eccolo! L'uragano. Non può che essere quello giusto”.

Dire bello è dire poco. Dire straordinariamente forte, avvolgente, intimo, coinvolgente, e a tratti anche inquietante e commovente è dire ancora di meno, ma questo libro è mille cose insieme.

“Per un periodo ho abitato con i nonni Vincenzo e Caterina alle Palazzine dei ferrovieri, una zona di Cosenza che nei miei ricordi d'infanzia assume contorni quasi mitici. Nemmeno un cancello chiudeva il cortile in cui noi bambini giocavamo senza sosta, eravamo figli di tutta la comunità., senza distinzione. E’ il posto da cui ho iniziato a scoprire il mondo, aggrappandomi alla mano del nonno. In cui ho sofferto e ho iniziato a sognare”.

Dentro le pagine di questo libro -edito da Piemme- ci ho trovato soprattutto l’orgoglio dell’appartenenza, il legame viscerale con una città come Cosenza da cui l’autore non è mai riuscito a staccarsi completamente fino in fondo, e a cui lui oggi dedica una vera e propria lettera d’amore, a tratti bellissima, fedele alla sua città natale e ai cosentini oltre ogni ragionevole dubbio, il tutto pervaso da un alone di malinconia e di solitudine che è a tratti anche struggente.

“Mi ricordo le campane della chiesa del Santissimo Crocifisso. L'odore della nonna impresso nei suoi vestiti quando mi abbracciava”.

Credetemi, questo è un libro da leggere tutto di un fiato, dalla prima all’ultima pagina, perché il Lucio Presta che io ho trovato dentro queste pagine è un autentico uragano.

“Cosenza per me -scrive l’autore- è quest'insieme di sapori, attese, dolcezze, memorie. Un luogo in cui ho decisamente lasciato la mia parte di cuore più infantile e quindi anche la più fragile.”.

L’Uragano”, sono 266 pagine di anima e passioni, in cui Lucio Presta non solo racconta sé stesso, la sua famiglia, i suoi figli, i suoi sogni e le sue delusioni, ma racconta soprattutto il mondo non facile dello spettacolo italiano di questi ultimi 50 anni come nessun altro lo aveva mai fatto prima, con una chiarezza, un rigore dell’analisi e una schiettezza che a volte da un uomo famoso come lui non ti aspetti mai.

“Molti mi hanno amato, alcuni mi hanno odiato, tanti mi hanno temuto. II mio cammino non è stato sempre facile né lineare. Sono stato ballerino, organizzatore, agente, produttore. Da sempre innamorato di questo mondo ma con la voglia di trasformarlo a mia immagine, di stravolgerlo, di lasciare impresso il mio marchio. Per riuscirci ho dovuto superare le diffidenze di mio padre, le complicazioni di chi voleva fermare la mia cavalcata, le critiche di chi non credeva ai miei progetti”.

L’appuntamento, lo ricordo, è per mercoledì 18 febbraio alle 18 a Villa Rendano dove il giornalista Arcangelo Badolati e Ginevra Vercillo presenteranno ufficialmente alla città questo nuovo saggio di Lucio Presta.

Badate bene, qui parliamo di una vera e propria icona del mondo dello spettacolo italiano, un uomo scomodo e a tratti scontroso e irriverente in tutti i sensi, ma che ha attraversato condizionato guidato ispirato e costruito il mondo dello spettacolo italiano, in presa diretta e da protagonista assoluto.

“Mi sono imposto per introdurre nuovi programmi e non mi sono mai tirato indietro quando lo scontro si è acceso. Ho alzato la voce per evitare che mi mettessero i piedi in testa. Ho difeso i contratti e ho protetto i miei artisti. Sono stato per loro il combattente instancabile, la spalla a cui appoggiarsi, l'amico sempre presente. Ho vissuto gratificazioni che mi hanno fatto esplodere di felicità e delusioni che mi hanno spezzato il cuore. In un mondo come quello dello spettacolo, egoismi, invidie, vendette sono all'ordine del giorno. Bisogna capire l’animo umano, guardare fra le trame della vita e provare a muoverne i fili”.

Un dato per tutti, gli ultimi dieci Festival di Sanremo portano la sua firma e il suo talento.

“Ho imparato che l'amicizia vera esiste fino a prova contraria. Che la gratitudine, come mi disse Giulio Andreotti una volta, è il sentimento del giorno prima...Che se fai grande qualcuno, avrai cento incazzati e un ingrato. L'agente e quello che all'inizio ti aiuta a guadagnarel'85%, dopo è quello che ti ruba il 15 %. Sono diventato l'agente dello spettacolo più importante d'Italia, racconto la mia storia perché ne ho viste tante e perchè la mia vita è unica: nel bene e nel male, pur con tutti gli scontri, le cause legali, le litigate furibonde, pur con tutte le soddisfazioni, i successi, le gioie”.

La sua è stata una vita intera spesa tra un teatro e l’altro, sui palcoscenici più prestigiosi di questi ultimi 50 anni in tutta Europa, accanto a personaggi famosi come Roberto Benigni, Paolo Bonolis, Antonella Clerici, Gianni Morandi, Amadeus, ma l’elenco delle stelle passate dal suo studio alle spalle di Viale Mazzini è davvero infinito.

“A chi mi chiede se mi è pesato che il merito di quanto costruito finisse ad altri, rispondo di no. So che le cose vanno cosi, so che l'artista deve essere egoista. Lo studio tace all'improvviso. La luce rossa si accende. L'occhio delle telecamere è puntato sull'artista. Per stare lì, sul palco, davanti a milioni di persone, ci vuole un gran coraggio. Affinché tutto vada bene è necessario che si creda senza dubbi di essere importante, di essere forte, di meritare quell'attenzione. Ma appena le luci si spengono e il pubblico sparisce, le cose cambiano. Quelli che hanno pensato di bastare a sé stessi si sono sempre schiantati contro il muro del fallimento”.

266 pagine di “anima e core”, scritte con la pancia e per la pancia dei suoi tanti amici e lettori, e con una forza narrativa degna dei grandi romanzieri moderni.

“A differenza degli altri, fin dall'inizio il mestiere del manager l'ho interpretato in maniera diversa. Prima ancora che dei contralti, mi sono sempre occupato della parte ideativa e di quella editoriale. Le relazioni, i confronti, il dialogo costante sono necessari quanto la caparbietà e il talento. Sono stato un grande fautore dei gruppi di lavoro, ho messo insieme autori, registi, direttori della fotografia, scenografi. Perché il nostro mestiere è sempre un lavoro di squadra”

Quasi un diario di viaggio, senza fronzoli e senza mediazione neanche per sé stesso, e in cui Lucio Presta racconta senza veli e senza rete una vita di grande successo, ma anche piena di amare sconfitte e di gradi delusioni. Ma questa è la vita.

“Grazie a questo mosaico di momenti belli e di scontri, di controversie e di complicità, emergono le tante sfumature del mio carattere. Irrequieto e ostinato, ma anche passionale e affettuoso. E a conferma di tutto questo, vi rivelo anche l'aneddoto legato al titolo del libro”.

Per non parlare poi del suo amore infinito per la sua terra natale, e solo per questo, confesso, gli darei ad honorem tutti i premi letterari banditi in Calabria per il 2026.

“Cosenza è la mia città. La citta della mia famiglia, di mia madre. Ero appena nato quando lei è morta. Ovviamente non ne conservo alcun ricordo, ma in qualche modo la citta che l’ha conosciuta è entrata nei miei occhi, come se attraverso le sue strade io potessi riappropriarmi di lei, uno scorcio alla volta”.

Roberto Benigni e Lucio Presta sono ormai la stessa cosa, sono le due facce della stessa medaglia, la loro è la storia di una amicizia indissolubile e quasi sacra, e che il grande Roberto Benigni ha trasformato in versi, e che oggi L’Uragano ci ripropone in maniera integrale

“Da Cosenza è partito l'uragano/ dalla Calabria arriva la tempesta/ la Calabria ormai terra da Rendano, /Telesio, Campanella e Lucio Presta. / Ci vorrebbe la calma di Confucio, / d’Ercole l’energia, di Einstein la testa/per disegnar fisicamente Lucio/ per descrivere l’anima di Presta. Canto quel Lucio e al canto mi confondo/ colmo di gioia e d'infinite gesta…”.

Sublime, ma è lo stesso amore, intenso ossessivo e forse malato, che Lucio Presta dichiara nel suo libro per la sua città natale, dove dieci anni fa aveva anche pensato di candidarsi come sindaco per provare a ridare alla sua città natale quello che lui da ragazzo aveva ricevuto.

“La frequentazione continua con la citta della mia infanzia riaccende un bisogno profondo: vederla risplendere. Insieme a quel desiderio emerge anche un senso di appartenenza che diventa quasi fisico, tangibile. E forse in modo un po' folle e ardito — nascono spesso cosi le mie avventure più belle - penso di candidarmi come sindaco della città. Prende vita “Amo Cosenza”, un movimento con cui inizio a farmi conoscere sul territorio, soprattutto dai più giovani, che non sanno chi sono perché manco da Cosenza da molti anni”.

Ma quel sogno durò per lui solo poche settimane, il tempo di rendersi conto che la città non avrebbe mai accettato un Robespierre come lui. Ed è inquietante il racconto che Lucio Presta fa nel suo libro del suo comitato elettorale dove alcuni, di giorno, lavorano per lui, e di notte lo tradivano. Nonostante tutto, l’uomo non ha mai smesso di tornare a casa sua.

“Ci torno di continuo, ho lì amici sinceri come Ginevra Vercillo, che durante la campagna mi è stata accanto con grande coraggio. La mia gratitudine va a lei che mi ha sostenuto sempre e mi ha dato il suo affetto. Cosi come i miei cugini Aldo Presta, Franco Bassano e l'amica Bianca Rende. “Amo Cosenza” non era una sigla ma una voce del cuore, frutto del mio affetto smodato per quella città. Mi addolora oggi vederla in fondo alle classifiche della qualità della vita, e per quanto posso, cerco sempre di fare qualcosa per lei. Ho perfino tentato di rilevare il Cosenza Calcio, ma non abbiamo trovato nessun tipo di accordo. La squadra, dopo due salvezze fortunate oggi è in Lega Pro. È un dolore per me e per tutti i cosentini. Mi auguro solo che il Cosenza torni presto nelle categorie che merita. Forza Lupi”.

Che dire di più? Questo è un libro incredibilmente bello, che trasuda di passione, di ricordi, di tradizione, di emozioni, di fiati e di sospiri, un manifesto d’amore per la vita, e forse anche il bilancio finale di una esistenza costellata da mille successi, e come tale quanto mai vera, quanto mai fedele, quanto mai intima, quanto mai degna di essere conosciuta e raccontata.


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