Gli 80 anni di Charlotte Rampling: l'antidiva dallo sguardo magnetico che ha stregato il cinema mondiale

Storia dell'antidiva del cinema europeo: da Visconti a Il Portiere di Notte, fino al successo di Dune e la Coppa Volpi a Venezia.

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Giovedì 05 Febbraio 2026
Roma - 05 feb 2026 (Prima Notizia 24)

Storia dell'antidiva del cinema europeo: da Visconti a Il Portiere di Notte, fino al successo di Dune e la Coppa Volpi a Venezia.

Compiere ottant’anni restando, per scelta e per tempra, l’antidiva per eccellenza.

Charlotte Rampling, nata a Sturmer (Essex) il 5 febbraio 1946, celebra oggi un traguardo che la conferma musa inafferrabile del cinema europeo e icona venerata a Hollywood, capace di attraversare lo star system senza mai lasciarsene divorare.

Figlia di un colonnello dell’esercito britannico e campione olimpico, Charlotte cresce in un ambiente poliglotta tra Gibilterra, Spagna e Francia. La sua vita è segnata precocemente dal trauma: nel 1967 la sorella Sarah si toglie la vita in Argentina. Un segreto che Charlotte manterrà per anni, su richiesta del padre, per proteggere la madre, e che rivelerà solo decenni dopo nella sua autobiografia.

Sebbene il debutto avvenga nella "Swinging London" degli anni '60, è l’Italia a offrirle la consacrazione. Dopo l’incontro con Luchino Visconti, che nel 1969 le affida un ruolo drammatico in "La caduta degli dei", la Rampling diventa il volto simbolo di una femminilità provocatoria.

Nel 1974, l'immagine di lei a seno nudo con berretto delle SS ne "Il portiere di notte" di Liliana Cavani fa il giro del mondo, cristallizzandola come icona di una sensualità complessa e tormentata, etichetta da cui lei cercherà sempre di smarcarsi.

Dagli anni '80 in poi, la sua filmografia diventa un atlante del grande cinema d'autore: lavora con Woody Allen (Stardust Memories), Sidney Lumet (Il verdetto), Nagisa Oshima e Alan Parker.

Dopo un periodo di distacco dalle scene negli anni '90, segnato dalla depressione e dalla meditazione, rinasce a Parigi come musa di François Ozon (Sotto la sabbia, Swimming Pool).

Negli ultimi vent'anni non si è negata nulla: dal cinema di ricerca di Lars Von Trier (Melancholia) ai blockbuster come Dune di Denis Villeneuve.

Il legame con l’Italia resta indissolubile, suggellato dalla Coppa Volpi vinta nel 2017 per Hannah di Andrea Pallaoro e dai premi alla carriera ricevuti a Berlino e dagli EFA. Recentemente è apparsa nell'ultima opera di Jim Jarmusch, a dimostrazione di una curiosità intellettuale che il tempo non ha scalfito.


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