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In vista della Giornata Mondiale, il direttore scientifico Claudio Giorlandino lancia un appello alla comunità medica: il danno si costruisce in utero. Un trial clinico del 2026 conferma che l'acido folinico riduce drasticamente l'incidenza nei soggetti a rischio.
In vista della Giornata Mondiale, il direttore scientifico Claudio Giorlandino lancia un appello alla comunità medica: il danno si costruisce in utero. Un trial clinico del 2026 conferma che l'acido folinico riduce drasticamente l'incidenza nei soggetti a rischio.
L'aumento costante dei casi di autismo riscontrato nell'ultimo quarto di secolo “non può essere spiegato dalla genetica, che non trasmette il difetto trasversalmente come un virus”.
A sostenerlo è Claudio Giorlandino, direttore scientifico di Altamedica, il quale sottolinea come “i nostri dati indicano che il danno si costruisce in utero durante lo sviluppo del sistema nervoso fetale”.
Secondo la visione del gruppo di ricerca, la lotta al disturbo deve iniziare nel grembo materno, focalizzandosi sul dosaggio degli autoanticorpi anti-recettore alfa del folato (Fraa).
I numeri del fenomeno restano allarmanti: se negli Stati Uniti la prevalenza ha raggiunto un caso ogni 31 bambini, in Italia la pratica clinica osserverebbe dati nell'ordine del 2,5-3%, ovvero un caso ogni 30-40 nati.
Il cuore della scoperta risiede nel ruolo dei folati durante la formazione del cervello: in molte gravidanze, gli autoanticorpi materni bloccano il trasporto di queste molecole verso il feto.
In tali scenari, l'integrazione comune con acido folico risulta vana. Giorlandino spiega infatti che “il folato è essenziale per la sintesi del Dna, la neurogenesi e la formazione delle sinapsi. Quando i Fraa bloccano il recettore, l’acido folico standard diventa totalmente inutile”.
Al contrario, l'impiego di acido folinico (calcio folinato) permette di utilizzare vie di trasporto alternative, superando l'ostacolo e garantendo il corretto sviluppo neuroevolutivo del nascituro.
A supporto di questa tesi, Altamedica cita diversi studi recenti, tra cui un report del 2025 e un'analisi su 3.600 ecografie che collegano direttamente la presenza di anticorpi materni alla successiva diagnosi di autismo.
La conferma definitiva arriva da un trial randomizzato pubblicato a marzo 2026 su Reproductive, Female and Child Health. La ricerca, durata quattro anni, ha dimostrato che tra le madri positive ai Fraa trattate con acido folinico l’incidenza di autismo è stata solo del 10%, contro il 62,5% del gruppo che assumeva il normale acido folico.
Per Claudio Giorlandino, questo risultato “cambia radicalmente la prospettiva clinica: non dobbiamo più limitarci al trattamento dopo la nascita”. L'obiettivo è ora l'identificazione tempestiva delle gravidanze a rischio attraverso il dosaggio sierico, un passaggio che, secondo il direttore scientifico, “deve entrare con urgenza nel protocollo di prevenzione prenatale” per intervenire concretamente prima che il danno si verifichi.
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