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Tre distinte operazioni della Guardia di Finanza colpiscono il traffico internazionale nello scalo calabrese. Un arresto durante un tentativo di recupero in mare: lo stupefacente avrebbe fruttato oltre 60 milioni di euro.
Tre distinte operazioni della Guardia di Finanza colpiscono il traffico internazionale nello scalo calabrese. Un arresto durante un tentativo di recupero in mare: lo stupefacente avrebbe fruttato oltre 60 milioni di euro.
Il porto di Gioia Tauro si conferma uno snodo critico per il narcotraffico internazionale, come dimostrato dall'ultimo maxi-sequestro messo a segno dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.
In tre diverse operazioni, le fiamme gialle hanno intercettato quasi 400 chili di cocaina purissima, suddivisa in 309 panetti, pronti per essere immessi sul mercato italiano ed europeo.
Il carico, se venduto al dettaglio dopo il taglio, avrebbe garantito alle organizzazioni criminali un guadagno stimato intorno ai 60 milioni di euro.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi diretta da Emanuele Crescenti, mirano ora a risalire ai mittenti e ai destinatari della sostanza. La varietà dei metodi di occultamento scoperti testimonia l'ingegnosità dei trafficanti. In un primo intervento, grazie all'uso di scanner e unità cinofile, i finanzieri e l'Agenzia delle Dogane hanno individuato la droga all'interno di un container di legname proveniente dal Nord America e diretto in Medio Oriente.
Un secondo quantitativo è stato invece recuperato sul litorale adiacente allo scalo: qui, un uomo è stato arrestato mentre tentava di prelevare con una piccola imbarcazione i panetti appena scaricati dalla nave in un'operazione di "esfiltrazione" via mare.
L'intervento più complesso ha richiesto l'impiego dei sommozzatori dei Reparti operativi aeronavali di Vibo Valentia e Palermo. I subacquei hanno ispezionato la chiglia di una nave in arrivo dal continente americano, scovando l'ultima partita di cocaina nascosta in un vano tecnico ricavato nelle prese a mare dell'imbarcazione. Questa tecnica, particolarmente difficile da individuare senza ispezioni subacquee mirate, conferma l'alto livello di specializzazione delle reti criminali coinvolte nel trasporto della droga attraverso le rotte transatlantiche.
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