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Scompare un’icona del cinema europeo capace di spaziare dal noir di Fernando Di Leo ai capolavori di Schlöndorff e Pietrangeli. Dalle grandi produzioni internazionali al successo televisivo con "La Piovra" e "Fantaghirò", Adorf ha segnato decenni di storia dello spettacolo.
Scompare un’icona del cinema europeo capace di spaziare dal noir di Fernando Di Leo ai capolavori di Schlöndorff e Pietrangeli. Dalle grandi produzioni internazionali al successo televisivo con "La Piovra" e "Fantaghirò", Adorf ha segnato decenni di storia dello spettacolo.
Il mondo del cinema piange la scomparsa, all’età di 95 anni, dell’attore Mario Adorf, nato a Zurigo da madre tedesca e padre calabrese. Dopo i primi ruoli minori, la sua ascesa inizia con l’interpretazione di un killer psicopatico nel film "Ordine segreto del III Reich" di Robert Siodmak.
Il 1961 segna una svolta cruciale: debutta in Francia con "La spia del secolo" e in Italia con "A cavallo della tigre" di Luigi Comencini, dove veste i panni del violento Tagliabue.
In breve tempo, Adorf si afferma come interprete internazionale di immenso eclettismo, capace di passare con naturalezza da figure comiche a ruoli drammatici come mafiosi, aristocratici o uomini di legge, trovando nel cinema italiano il terreno ideale per le sue performance migliori.
Nel 1963 interpreta il cattivo nel western "La valle dei lunghi coltelli", anno in cui inizia il sodalizio con Antonio Pietrangeli per "La visita" e il celebre "Io la conoscevo bene".
Il 1965 è un anno d’oro, con partecipazioni a pellicole del calibro di "Le soldatesse" di Zurlini, "Sierra Charriba" di Peckinpah, "Dieci piccoli indiani" di Pollock e la coproduzione "La guerra segreta".
La sua carriera prosegue tra grandi successi popolari e cinema d'autore: nel 1966 è lo spalla di Nino Manfredi in "Operazione San Gennaro" di Dino Risi, dove interpreta lo svampito Sciascillo, mentre l'anno successivo appare in "Questi fantasmi" di Castellani.
Tra il 1968 e il 1969 spazia tra gli spaghetti western "…e per tetto un cielo di stelle" e "Gli specialisti", arrivando a recitare accanto a Sean Connery e Claudia Cardinale ne "La tenda rossa".
Nel 1970 viene diretto da Dario Argento ne "L’uccello dalle piume di cristallo", preludio alla sua trasformazione in icona del poliziesco all'italiana. Il 1972 è un anno frenetico: oltre allo sceneggiato "Le avventure di Pinocchio" di Comencini e alla commedia "Quando le donne persero la coda", recita in "La polizia ringrazia" e nei noir cult di Fernando Di Leo "Milano calibro 9" e "La mala ordina". In quest'ultimo, nel ruolo di Luca Canali, Adorf ottiene la rara e memorabile opportunità di essere il protagonista assoluto.
Negli anni successivi, pur continuando a frequentare il filone poliziottesco con "La polizia chiede aiuto" e "Processo per direttissima", l'attore raccoglie i maggiori consensi nel cinema d'autore internazionale.
Partecipa a "L’arciere di fuoco", vince l'Ernst Lubitsch Award per "Il viaggio a Vienna" e incarna Benito Mussolini ne "Il delitto Matteotti". La sua filmografia si arricchisce con "Il caso Katharina Blum", "Cuore di cane" di Lattuada, "Io ho paura" di Damiani, il capolavoro "Il tamburo di latta" di Schlöndorff e "Fedora" di Billy Wilder.
A partire dagli anni Ottanta, Adorf sposta gradualmente il baricentro della sua attività verso la televisione, diventando un volto amatissimo del piccolo schermo grazie a produzioni italiane di enorme seguito come "La piovra 4", "Marco Polo", la saga di "Fantaghirò" e "Il ritorno del piccolo Lord", oltre a una vastissima produzione in Germania che ne ha consolidato lo status di leggenda fino ai suoi ultimi giorni.
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