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Il Ministro della Cultura chiude al trasferimento temporaneo al Guggenheim di Bilbao: "Opera troppo fragile". Il governo basco non si arrende: "Manca volontà politica, è una riparazione simbolica dovuta".
Il Ministro della Cultura chiude al trasferimento temporaneo al Guggenheim di Bilbao: "Opera troppo fragile". Il governo basco non si arrende: "Manca volontà politica, è una riparazione simbolica dovuta".
Il "Guernica" di Pablo Picasso non lascerà Madrid. Il Ministro della Cultura spagnolo, Ernest Urtasun, ha ribadito in Senato il divieto categorico al trasferimento temporaneo dell'opera verso Bilbao, respingendo la richiesta formale del governo basco che intendeva esporre il capolavoro per nove mesi a partire dal prossimo giugno.
La decisione poggia su "criteri strettamente tecnici": secondo il Ministro, l'opera "è una delle opere più fragili e complesse del XX secolo" e i rapporti degli esperti che la custodiscono al Museo Reina Sofia dal 1992 sconsigliano ogni spostamento per evitare stress meccanici, vibrazioni o sbalzi ambientali che causerebbero danni irreversibili.
La priorità assoluta resta quella di "garantire la protezione del patrimonio" affinché il dipinto "possa continuare a testimoniare alle future generazioni l'orrore della guerra e del fascismo".
La chiusura di Madrid ha però riacceso lo scontro con l'esecutivo di Vitoria, che vede nel prestito un atto di "riparazione simbolica" necessario in occasione del 90° anniversario del brutale bombardamento della città basca da parte delle forze nazi-fasciste.
Maria Ubarretxena, portavoce del governo basco, ha incalzato le istituzioni centrali dichiarando a Radio Euskadi che l'amministrazione resta in attesa di una "risposta formale" che chiarisca "in che circostanze si può realizzare il trasferimento", ribadendo la disponibilità a coprire ogni costo logistico.
Per i Paesi Baschi, la questione trascende la tecnica e diventa puramente di "volontà politica", rivendicando il diritto di ospitare, seppur temporaneamente, l'icona che più di ogni altra dà voce al dolore della loro terra.
Realizzato nel 1937 in piena Guerra Civile, il "Guernica" è da decenni al centro di un duplice piano di scontro: quello della conservazione museale e quello della memoria storica. Se da un lato il Reina Sofia sottolinea il rischio di crepe permanenti in un dipinto già segnato dal tempo e dai numerosi spostamenti passati, dall'altro il popolo basco rivendica il legame viscerale con un'opera nata per denunciare i primi bombardamenti di massa sulla popolazione civile.
Questa composizione lacerata in bianco e nero, ormai icona universale contro la violenza bellica, resta dunque prigioniera della sua stessa fragilità fisica, alimentando un contenzioso politico e d'identità destinato a non esaurirsi.
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