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Le associazioni di categoria sollecitano un confronto urgente con la Direzione Generale Cinema. Sotto accusa i criteri di valutazione e la trasparenza nelle nomine dei commissari dopo l'esclusione di opere dal forte valore civile.
Le associazioni di categoria sollecitano un confronto urgente con la Direzione Generale Cinema. Sotto accusa i criteri di valutazione e la trasparenza nelle nomine dei commissari dopo l'esclusione di opere dal forte valore civile.
Si accende la polemica tra il mondo del cinema e il Ministero della Cultura in merito alle graduatorie dei contributi selettivi per la prima sessione del 2026.
In una nota congiunta, il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici (che riunisce 100autori, Anac, Wgi, Air3, Aidac e Acmf) ha espresso una posizione di netta critica verso le scelte ministeriali.
Esaminando i progetti ammessi al sostegno pubblico, il Coordinamento "ha constatato con sorpresa l'esclusione dal finanziamento di alcuni titoli che apparivano, per qualità e rilevanza, tra i più meritevoli di sostegno pubblico".
Al centro della contestazione non ci sono solo i singoli titoli, ma l'intero sistema di nomina degli esperti incaricati di valutare le opere, un tema già sollevato in passato con i vertici del dicastero. Le associazioni ricordano infatti di aver "più volte sollecitato, prima il Ministro Sangiuliano e poi il Ministro Giuli, affinché la nomina degli esperti avvenisse all'insegna della massima competenza e trasparenza".
Nonostante la presenza di alcune figure qualificate, la critica alla struttura attuale rimane ferma: "Oggi, pur riconoscendo la presenza di alcune figure di alto profilo, riteniamo che tali criteri non siano stati pienamente rispettati nella composizione complessiva della commissione".
Per questo motivo, gli autori tornano a chiedere "che la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni", chiedendo che il funzionamento di tali organi sia messo al centro della riforma del settore per garantirne la credibilità.
Il caso più emblematico sollevato dal Coordinamento riguarda il film documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo" di Simone Manetti. Gli autori precisano di non voler entrare nel merito di ogni singola bocciatura, ma ritengono necessario un focus su un'opera già ampiamente apprezzata a livello internazionale.
"La quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale del film, riconoscendolo come un'opera necessaria per mantenere alta l'attenzione sul caso Regeni e sulle responsabilità ancora irrisolte", si legge nel comunicato, dove si sottolinea come numerosi osservatori abbiano lodato il coraggio della pellicola nel trattare un tema così sensibile per la memoria collettiva.
In virtù di questo riconoscimento pubblico, "la decisione di escludere l'opera dal finanziamento ci appare difficile da comprendere e particolarmente penalizzante per il regista e la produzione".
La vicenda riapre dunque il dibattito sulla professionalità richiesta ai valutatori di risorse pubbliche, che secondo le associazioni deve essere basata su criteri tecnici inattaccabili.
"La lettura e la valutazione di una sceneggiatura, così come il giudizio su un'opera documentaristica complessa, richiedono competenze specifiche e consolidate", conclude la nota, ribadendo che la questione delle competenze di chi assegna i fondi non è più eludibile.
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