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Le opposizioni: "Il Ministro si dimetta".
Le opposizioni: "Il Ministro si dimetta".
l disastro idrogeologico di Niscemi travolge l’agenda del Governo e scatena una durissima battaglia istituzionale. Al centro della crisi, il drammatico paragone tecnico sollevato dal Capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano: con 350 milioni di metri cubi in movimento, la frana siciliana ha superato per dimensioni la catastrofe del Vajont del 1963.
Il Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha annunciato l'intenzione di portare oggi in Consiglio dei Ministri la proposta di un’indagine amministrativa. L'obiettivo è ricostruire la "cronistoria" di trent'anni di possibili sottovalutazioni e ritardi, partendo dal primo evento del 1997. "Vorrei capire perché siamo arrivati a un punto di non ritorno", ha dichiarato il Ministro, mentre le opposizioni (PD, M5S, IV e Avs) ne chiedono le dimissioni immediate, invocando l'intervento in Aula della premier Meloni.
Nonostante il monitoraggio dei Vigili del Fuoco indichi una stabilità momentanea del fronte, Musumeci avverte che il fenomeno è "lento ma inesorabile".
In attesa di riferire alla Camera il 4 febbraio, il Ministro ha confermato: sospensione dei mutui e delle obbligazioni per i residenti colpiti; ammortizzatori sociali allo studio con il Ministero del Lavoro per le imprese inattive; per i fondi Ue, interlocuzione aperta con Raffaele Fitto per l'accesso al Fondo di Solidarietà europeo.
Sul campo, la decisione dell'Autorità di Bacino è drastica: il decreto di inedificabilità assoluta viene esteso a un'area di 25 chilometri quadrati. Il monitoraggio tramite droni ha confermato la necessità di ampliare i vincoli a tutela della popolazione, mentre il numero degli sfollati resta stabile a quota 1.309, con la stragrande maggioranza ospitata da reti private di solidarietà.
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