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Una ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters avverte: il 30% della popolazione mondiale sarà esposto a eventi meteorologici critici. Colpiti soprattutto i Paesi a basso reddito, nonostante il minor contributo all'inquinamento globale.
Una ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters avverte: il 30% della popolazione mondiale sarà esposto a eventi meteorologici critici. Colpiti soprattutto i Paesi a basso reddito, nonostante il minor contributo all'inquinamento globale.
Entro la fine del secolo, circa 2,6 miliardi di persone — pari al 30% della popolazione mondiale — saranno esposte a ondate di caldo e siccità estremi con una frequenza cinque volte superiore rispetto a oggi.
È l'allarme lanciato da uno studio guidato dall'Università Oceanica della Cina e pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.
Secondo i ricercatori, questi fenomeni avranno impatti devastanti su agricoltura, prezzi alimentari e mortalità, colpendo in modo sproporzionato le nazioni della fascia tropicale ed equatoriale.
Le simulazioni basate sui modelli climatici più recenti dimostrano come tali trasformazioni siano guidate direttamente dalle attività umane e non da cicli naturali.
Come sottolineato da Monica Ionita, climatologa dell'Istituto Alfred Wegener e tra le autrici della ricerca, si tratta di "un dato che dovrebbe farci riflettere molto più a fondo sulle nostre azioni future".
Lo studio evidenzia un profondo paradosso geografico e sociale: le aree che subiranno le conseguenze peggiori, come le isole Mauritius e Vanuatu, sono proprio quelle che storicamente hanno contribuito in minima parte alle emissioni di gas serra.
Questa disparità è stata evidenziata con forza da Di Cai, coordinatore della ricerca, che ha dichiarato: "Per i Paesi a basso reddito c'è un'enorme ingiustizia". Gli autori rimarcano però che l'adozione rigorosa degli Accordi di Parigi potrebbe ancora mitigare la frequenza di questi eventi estremi, ricordando che la responsabilità è politica e collettiva. Il messaggio finale del team di ricerca è infatti un appello alla consapevolezza immediata, poiché, come concluso dallo stesso Cai, "le scelte che facciamo oggi influenzeranno direttamente la vita quotidiana di miliardi di persone in futuro".
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