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L'associazione attacca il governo Meloni per l'aumento dei fondi destinati alle fonti fossili nel 2024. Dal 2011 a oggi spesi 436 miliardi: "Risorse da spostare su rinnovabili, sanità e innovazione".
L'associazione attacca il governo Meloni per l'aumento dei fondi destinati alle fonti fossili nel 2024. Dal 2011 a oggi spesi 436 miliardi: "Risorse da spostare su rinnovabili, sanità e innovazione".
Legambiente lancia un duro atto d'accusa contro le politiche energetiche nazionali, evidenziando come nel 2024 la spesa per i Sussidi ambientalmente dannosi (Sad) sia lievitata a 48,3 miliardi di euro.
Il monitoraggio evidenzia un incremento rispetto ai 45,3 miliardi dell'anno precedente, coinvolgendo 76 diverse voci tra opere, attività e progetti legati a doppio filo ai combustibili fossili e a settori inquinanti. Un trend che, secondo l'associazione, porta il conto totale degli ultimi 15 anni alla cifra astronomica di 436 miliardi di euro, sottratti alla transizione ecologica e ai servizi ai cittadini. La richiesta rivolta all'esecutivo è quella di un'inversione di rotta immediata e strutturale.
Secondo l'associazione ambientalista, circa 23,1 miliardi di euro potrebbero essere cancellati seduta stante, mentre i restanti 25,2 miliardi andrebbero rimodulati entro la fine del decennio. Questo spostamento di risorse permetterebbe di finanziare settori cruciali come il welfare, la sanità e l'efficienza energetica, mettendo al riparo famiglie e imprese dalle fluttuazioni dei prezzi del gas.
Un punto centrale della critica riguarda i mancati introiti derivanti dal settore oil & gas. "Nel 2024, l'inadeguatezza dei canoni e delle tasse nel settore oil & gas, aggravata da esenzioni e tetti massimi sulle royalties, ha comportato 547,4 milioni di euro di mancati introiti per lo Stato rispetto ad altri Paesi", denuncia Legambiente, sottolineando l'urgenza di azzerare i benefici per le trivellazioni e i prestiti pubblici garantiti da enti come Sace e Cdp nel comparto fossile.
Infine, l'associazione punta il dito contro i contributi alle centrali termoelettriche, cresciuti da 1,02 a 1,18 miliardi in un solo anno. Pur riconoscendo il valore sociale di alcuni impianti in aree svantaggiate o nelle isole minori, Legambiente sollecita una programmazione seria per il passaggio alle fonti pulite, eliminando i privilegi per chi ancora punta sul carbone e sul petrolio e investendo massicciamente nell'indipendenza energetica del Paese.
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