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Lo scrittore denuncia la scomparsa dei testimoni sul campo: "L'ingiustizia mi accompagnerà fino alla tomba, ma quando il giornalista sparisce, spariscono anche i crimini".
Lo scrittore denuncia la scomparsa dei testimoni sul campo: "L'ingiustizia mi accompagnerà fino alla tomba, ma quando il giornalista sparisce, spariscono anche i crimini".
L'odio come sconfitta definitiva e la scrittura come scudo per i più deboli: con queste premesse Sorj Chalandon ha inaugurato a Pordenone la trentaduesima edizione del festival Dedica. Davanti a un Teatro Verdi già sold out, lo scrittore e reporter francese ha offerto una riflessione cruda e profonda sul ruolo del giornalismo e della letteratura nei conflitti contemporanei. "Fin da bambino ho cercato di difendere chi è più debole, chi è più emarginato di me. L'ingiustizia è qualcosa che non sopporto e che mi accompagnerà fino alla tomba", ha dichiarato Chalandon, legando indissolubilmente la sua produzione letteraria ai decenni trascorsi come inviato nei teatri di guerra più sanguinosi del pianeta.
Proprio partendo dalla sua esperienza sul campo, lo scrittore ha denunciato la mutazione genetica della percezione del giornalista nei contesti bellici. "Oggi il giornalista non è più qualcuno che racconta ciò che accade: è diventato un fastidio, qualcuno che impedisce di massacrare tranquillamente", ha osservato con amarezza. Se negli anni Ottanta la missione era raggiungere il fronte per testimoniare la verità dei fatti, oggi la presenza dei reporter è vista come un ostacolo alle operazioni militari, con conseguenze drammatiche per la verità storica: "Quando il giornalista sparisce, spariscono anche i crimini".
Un passaggio centrale della conferenza è stato dedicato al massacro di Sabra e Shatila, evento che ha segnato profondamente la sua carriera e che gli ha permesso di distinguere la funzione del cronista da quella dello scrittore: "Il giornalista racconta i morti, il romanziere può dire ai morti: alzatevi". Per Chalandon, la letteratura ha il compito quasi mistico di restituire dignità e vita simbolica a chi è stato schiacciato dalla violenza, trasformando la memoria in un atto di resistenza attiva.
Infine, l'autore non ha risparmiato una dura analisi sulla situazione politica nel suo Paese, alla vigilia di una complessa stagione elettorale. "Da cittadino di sinistra penso che la sinistra francese in questo momento sia la più stupida del mondo", ha commentato senza mezzi termini. "Rischiamo di schiantarci perché l’unione è impossibile e prevalgono i conflitti di ego". Il percorso di Dedica a lui dedicato culminerà mercoledì con la presentazione in prima nazionale del suo ultimo lavoro, Il libro di Kells, edito da Guanda.
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