Cyber-sicurezza, l'Australia mette sotto inchiesta i Big Tech: "Violato il veto per gli under 16"

Le autorità di Canberra avviano un'indagine formale contro i colossi del web. Nonostante il bando introdotto a dicembre, troppi minori accedono ancora alle piattaforme: "Le aziende devono ubbidire alle leggi".

(Prima Notizia 24)
Venerdì 03 Aprile 2026
Roma - 03 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Le autorità di Canberra avviano un'indagine formale contro i colossi del web. Nonostante il bando introdotto a dicembre, troppi minori accedono ancora alle piattaforme: "Le aziende devono ubbidire alle leggi".

I giganti della tecnologia finiscono nel mirino delle autorità australiane. Facebook, TikTok e YouTube sono ufficialmente sotto indagine per presunte violazioni del divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, una norma pionieristica introdotta dal governo di Canberra lo scorso dicembre.

L'obiettivo della legge è proteggere gli adolescenti da quelli che il governo definisce "algoritmi predatori", spesso veicolo di contenuti inappropriati legati a sesso e violenza.

Tuttavia, a tre mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, la eSafety Commission ha rilevato che "una proporzione sostanziale di minori australiani" riesce ancora a raggirare i blocchi, continuando a frequentare le piattaforme vietate.

La reazione del governo non si è fatta attendere, spostando la responsabilità dell'efficacia della norma direttamente sui fornitori di servizi. "Non sono le norme dell'Australia sui social media, prime al mondo, a fallire, ma sono i big tech a non obbedire alla legge", ha dichiarato con fermezza la ministra delle Comunicazioni, Anita Wells.

Secondo la ministra, le grandi aziende del settore dispongono di risorse economiche e capacità innovative tali da rendere l'applicazione dei filtri un obiettivo assolutamente raggiungibile: "Non sono norme impossibili da seguire, non sono difficili per le big tech che sono compagnie innovative da miliardi di dollari", ha aggiunto, lanciando un avvertimento chiaro: "Se queste compagnie vogliono operare in Australia, devono ubbidire alle leggi australiane".

Dall'entrata in vigore delle restrizioni, sono già stati rimossi oltre cinque milioni di account appartenenti a utenti minorenni nel Paese, ma i dati sulla persistenza degli accessi illegali sollevano "preoccupazioni significative" anche per Instagram e Snapchat.

Mentre numerosi studi scientifici continuano a evidenziare i danni del tempo eccessivo online sul benessere degli adolescenti, il modello australiano sta raccogliendo il favore dei genitori e l'interesse di nazioni come Francia, Nuova Zelanda, Indonesia e Malaysia, pronte a seguire l'esempio di Canberra.

Il braccio di ferro tra Stato e Big Tech segnerà un precedente fondamentale per la regolamentazione globale dello spazio digitale.


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