Il monito di Leone XIV: "Dio non benedice alcun conflitto, chi segue Cristo rifiuta le bombe"

Il Pontefice riceve i vescovi caldei e condanna duramente la logica degli affari che calpesta la vita umana: "I deboli non sono effetti collaterali".

(Prima Notizia 24)
Venerdì 10 Aprile 2026
Roma - 10 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Il Pontefice riceve i vescovi caldei e condanna duramente la logica degli affari che calpesta la vita umana: "I deboli non sono effetti collaterali".

Un appello vibrante e privo di ambiguità contro la logica dei conflitti è quello lanciato da Papa Leone XIV durante l'udienza concessa ai membri del Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei.

Il Pontefice si è rivolto ai presenti definendoli “segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane”, denunciando come l'odio e l'avidità stiano dilagando con ferocia proprio nelle terre d'origine del cristianesimo.

Secondo il Santo Padre, i luoghi sacri dell’Oriente sono oggi “profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari”, con un totale disprezzo per l'esistenza umana, ormai “ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi”.

Proseguendo nel suo discorso, Leone XIV ha voluto ribadire l'inviolabilità della vita umana di fronte a qualsiasi calcolo geopolitico o economico, affermando con forza che “nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato”.

Il Papa ha esortato i vescovi e i fedeli a essere operatori di pace e a farsi portavoce di un messaggio universale: “Aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto”.

Il monito papale si è infine fatto ancora più diretto, tracciando una linea netta per chiunque si professi credente: è necessario “gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. 

Per il Pontefice, la strada verso la stabilità non passa per le armi, ma richiede un impegno differente: occorre infatti “ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli”.


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