Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Il giovane arrestato in Umbria respinge le accuse di suprematismo e terrorismo. La difesa parla di un "mondo virtuale" da cui il minore non riusciva a uscire per timore di minacce. Attesa la decisione del Tribunale dell'Aquila sulla custodia cautelare.
Il giovane arrestato in Umbria respinge le accuse di suprematismo e terrorismo. La difesa parla di un "mondo virtuale" da cui il minore non riusciva a uscire per timore di minacce. Attesa la decisione del Tribunale dell'Aquila sulla custodia cautelare.
Si è svolto oggi l'interrogatorio di garanzia per il 17enne originario di Pescara, residente in Umbria, arrestato lunedì scorso con le pesanti accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Il giovane, sospettato di progettare una strage in un istituto scolastico, si è collegato in videoconferenza dal carcere minorile di Firenze con il tribunale per i minorenni dell'Aquila, rispondendo a tutte le domande e proclamandosi innocente.
Davanti al GIP, il ragazzo ha ricostruito la propria partecipazione a gruppi e chat radicali, ma ha negato con forza ogni finalità violenta, ribadendo di "non essere un terrorista" e di non nutrire alcun "intento bellicoso".
La difesa, rappresentata dall'avvocato Angelo Pettinella, ha chiesto la revoca della misura cautelare o, in subordine, la sostituzione con i domiciliari.
"Non ha mai avuto intenzione di fare nulla di male o di grave", ha dichiarato il legale, descrivendo il giovane come uno studente modello con un'ottima rete sociale, lontano da ideologie estremiste nella vita reale.
Secondo la tesi difensiva, il coinvolgimento del minore sarebbe frutto di una spirale virtuale iniziata in tenera età. "Si è ritrovato in questo mondo virtuale quando era poco più che bambino e non ha avuto il coraggio di uscirne, a causa di condizionamenti e minacce, più o meno velate, che lo hanno intimorito", ha spiegato Pettinella.
L'avvocato ha descritto il suo assistito come un ragazzo "molto maturo e determinato", pur ammettendo che vive con sofferenza una reclusione ritenuta "immotivata", nata a suo avviso da un "equivoco o da una ricostruzione non corretta dei fatti".
L'inchiesta aveva portato lunedì alla perquisizione dell'abitazione in provincia di Perugia dove il 17enne vive con la madre. In quell'occasione gli investigatori avevano sequestrato uno smartphone, un tablet e un coltello da tartufo (risultato non di proprietà del giovane), che si aggiungono a un altro dispositivo già requisito la scorsa estate.
Mentre gli inquirenti analizzano il materiale digitale per confermare la concretezza delle minacce, il tribunale dell'Aquila si è riservato di decidere sulla scarcerazione nei prossimi giorni.
APPUNTAMENTI IN AGENDA