Camorra: nuovo blitz contro il clan dei Casalesi, decimata la fazione Zagaria

Operazione tra Italia e Spagna: 23 arresti tra i vertici della cosca. In manette i fratelli del boss Michele e il nipote Filippo Capaldo: gestivano estorsioni e compravendita di terreni grazie a patti strategici con la 'ndrangheta.

(Prima Notizia 24)
Lunedì 30 Marzo 2026
Caserta - 30 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Operazione tra Italia e Spagna: 23 arresti tra i vertici della cosca. In manette i fratelli del boss Michele e il nipote Filippo Capaldo: gestivano estorsioni e compravendita di terreni grazie a patti strategici con la 'ndrangheta.

Un duro colpo al cuore finanziario e operativo del clan dei Casalesi è stato sferrato all'alba dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Caserta, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

L'operazione ha portato all'arresto di 23 persone, colpendo duramente la fazione guidata dal capoclan Michele Zagaria, in carcere ormai da 15 anni.

Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare figurano esponenti di primissimo piano della famiglia, tra cui Carmine e Antonio Zagaria, fratelli del boss, e il nipote Filippo Capaldo. Quest'ultimo, già scarcerato nel 2019, è stato localizzato e catturato in Spagna, a conferma della proiezione internazionale raggiunta dal gruppo criminale.

Le indagini hanno svelato come i membri della famiglia, nonostante i precedenti periodi di detenzione, fossero riusciti a mantenere il controllo ferreo della cosca, continuando a dettare legge sul territorio.

Il clan imponeva sistematicamente estorsioni a commercianti e imprenditori locali, gestendo in modo quasi monopolistico settori economici strategici, come la compravendita di terreni.

Oltre al controllo capillare del Casertano, l'inchiesta ha documentato l'evoluzione dei Casalesi verso il narcotraffico: la fazione Zagaria avrebbe stretto solidi accordi con diverse consorterie della 'ndrangheta per la gestione dei flussi di droga, consolidando un'influenza criminale che dal Casertano si estendeva su scala nazionale ed europea.

L'intervento odierno riafferma la capacità di rigenerazione dei vertici del clan, capaci di riorganizzarsi subito dopo la scarcerazione dei propri leader storici.

Gli investigatori hanno evidenziato come la gerarchia familiare fosse ancora il perno centrale per il coordinamento delle attività illecite, garantendo la continuità operativa del clan nonostante la lunga detenzione del suo capo indiscusso.

I 23 indagati dovranno ora rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza e traffico di sostanze stupefacenti, reati aggravati dalle finalità mafiose.


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