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I giudici hanno stabilito che le due guardie giurate agirono nell'adempimento di un dovere. Cade l'accusa della Procura che aveva chiesto sei anni di carcere per l'uso eccessivo della forza.
I giudici hanno stabilito che le due guardie giurate agirono nell'adempimento di un dovere. Cade l'accusa della Procura che aveva chiesto sei anni di carcere per l'uso eccessivo della forza.
La Corte d’Assise di Milano ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti dei due vigilantes accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Giovanni Sala, il trentaquattrenne deceduto la notte tra il 19 e il 20 agosto 2023.
L'uomo, che si trovava in un evidente stato di alterazione dovuto all'assunzione di alcol e sostanze stupefacenti, era stato bloccato a terra davanti alla sede di Sky nel quartiere Santa Giulia-Rogoredo mentre tentava di fare irruzione nella struttura.
Nonostante la richiesta di condanna a sei anni di reclusione avanzata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, i giudici hanno ritenuto che i due imputati abbiano agito nell'esercizio delle proprie funzioni, dichiarandoli non punibili poiché il loro intervento è stato inquadrato come adempimento di un dovere.
La tesi dell'accusa si basava sulla presunta sproporzione della forza utilizzata: secondo il magistrato, Sala era stato trattenuto a terra con un ginocchio sulla schiena per circa quattro minuti, una manovra ritenuta letale per il suo già fragile equilibrio clinico, culminato in un arresto cardiaco.
Durante la requisitoria, il pm aveva descritto la vittima come un uomo "molesto e petulante" ma non pericoloso, accusando le guardie giurate di aver dato sfogo a istinti inutilmente prevaricatori.
Di parere opposto la Corte che, accogliendo le tesi della difesa, ha scagionato i due addetti alla sicurezza. Le motivazioni dettagliate che hanno portato a questa decisione saranno rese note entro i prossimi novanta giorni, facendo luce su un caso che ha sollevato un acceso dibattito sui limiti dell'intervento della sicurezza privata.
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