Medio Oriente: l'Iran sotto assedio, la Turchia dispone lo schieramento di missili Patriot

Raid israeliani sui siti nucleari, 40 morti nella capitale iraniana. I Pasdaran avvertono Trump: "Saremo noi a decidere quando finirà la guerra".

(Prima Notizia 24)
Martedì 10 Marzo 2026
Roma - 10 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Raid israeliani sui siti nucleari, 40 morti nella capitale iraniana. I Pasdaran avvertono Trump: "Saremo noi a decidere quando finirà la guerra".

Una notte di fuoco ha sconvolto l’Iran, colpita da una massiccia ondata di attacchi aerei che hanno interessato Teheran e diversi centri strategici del Paese.

Il bilancio è drammatico: almeno 40 persone hanno perso la vita nel bombardamento di alcuni quartieri residenziali della capitale.

Secondo le prime ricostruzioni, l’aviazione israeliana avrebbe puntato i propri obiettivi contro "alcuni laboratori nucleari" situati in territorio iraniano.

Immediata la replica dei Guardiani della Rivoluzione, che hanno risposto indirettamente alle recenti promesse di Donald Trump su una rapida pacificazione: "Le forze americane non porranno fine alla guerra" e "decideremo noi la fine della guerra".

L'azione militare di Israele non si è limitata ai confini iraniani, estendendosi con vigore nel Libano meridionale e orientale, con pesanti incursioni sulle città di Almajadel, Shaqra, Srifa e nella Valle della Bekaa. Contemporaneamente, una colonna di fumo nero si è levata dall'aeroporto militare di Kerman, nel sud-est dell'Iran, teatro di un attacco attribuito da fonti locali a "forze aeree israeliane o americane".

Le autorità di Kerman hanno confermato l'attivazione delle sirene e l'intervento della contraerea contro "velivoli ostili non identificati".

La tensione ha spinto la Turchia a blindare il proprio spazio aereo dopo l'intercettazione di due missili balistici iraniani: "Alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, si stanno adottando le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e si stanno tenendo consultazioni con la Nato e i nostri alleati", ha comunicato il ministero della Difesa di Ankara annunciando il dispiegamento di batterie Patriot a Malatya.

Sul fronte libanese, le IDF hanno colpito duramente le infrastrutture finanziarie di Hezbollah, prendendo di mira l'associazione Al-Qarch Al-Hassan. In una nota ufficiale, i vertici militari israeliani hanno spiegato che "l’organizzazione sta aggravando la crisi dei cittadini libanesi e sfruttando la loro posizione di debolezza all’ombra della crisi per aumentare la dipendenza dei cittadini libanesi e rafforzare la propria presenza militare. I tentativi di risanamento economico di Hezbollah e l’attività delle filiali dell’associazione Al-Qarch Al-Hassan costituiscono una minaccia per i cittadini dello Stato di Israele".

Il comunicato prosegue con un monito: "Le Forze di Difesa israeliane continueranno ad agire con forza contro l’organizzazione terroristica Hezbollah, che ha deciso di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime iraniano, e non tollererà alcun danno ai cittadini dello Stato di Israele".

La risposta di Teheran si è articolata su scala regionale. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha rivendicato un attacco missilistico contro una base USA nel Kurdistan iracheno, mentre il sistema di difesa degli Emirati Arabi Uniti (Patriot e Thaad) è stato attivato per intercettare ondate di droni e missili balistici in arrivo dall'Iran.

In territorio israeliano, le sirene hanno risuonato da Gerusalemme fino al sud per un missile balistico intercettato dopo dieci ore di calma relativa, mentre si registra il decesso di un operaio colpito ieri in un cantiere. Teheran ha inoltre rivendicato un raid contro la raffineria di Haifa, definendolo "la risposta proporzionata e immediata agli atti di aggressione israeliani contro le nostre installazioni petrolifere e alle continue violazioni della sovranità iraniana".

Mentre il Bahrein denuncia la morte di una donna in un attacco a Manama attribuito a "elementi iraniani o proxy", il portavoce del governo di Teheran, Ali Bahadri Jahromi, ha accusato l'Occidente di mirare alla "disintegrazione del nostro Paese" denunciando l'uccisione di "193 bambini negli attacchi americani e israeliani".

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha escluso ogni margine di trattativa con gli Stati Uniti, affermando che "i piani americani e israeliani per un cambio di regime in Iran sono falliti completamente" e che "Washington e Tel Aviv non hanno alcuna finalità realistica in questa aggressione".

Ad acuire le tensioni sono le parole del presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo cui l'Iran "non sta certo cercando un cessate il fuoco" e "crede che l’aggressore debba essere colpito in faccia affinché impari la lezione". Ghalibaf ha poi attaccato: "Il regime sionista vede la sua vergognosa esistenza come la continuazione del ciclo ‘guerra-negoziati-cessate il fuoco e poi di nuovo guerra’ per consolidare il suo dominio. Noi spezzeremo questo ciclo".

Di segno opposto il premier israeliano Benjamin Netanyahu: "La nostra aspirazione è portare il popolo iraniano a liberarsi dal giogo della tirannia, ma in ultima analisi dipende da loro. Non c’è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa, e non abbiamo ancora finito. Se riusciremo insieme al popolo iraniano, allora porremo fine a tutto questo in modo permanente".


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