Mattarella: "Nuovi poteri globali erodono lo Stato, serve lo spirito dei Costituenti"

Il Presidente a Firenze per i 150 anni della 'Cesare Alfieri': "Tecnologia e finanza pretendono di agire fuori dalle regole internazionali".

(Prima Notizia 24)
Martedì 10 Marzo 2026
Firenze - 10 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Il Presidente a Firenze per i 150 anni della 'Cesare Alfieri': "Tecnologia e finanza pretendono di agire fuori dalle regole internazionali".

Un monito severo contro le nuove potenze transnazionali e un richiamo alle radici intellettuali della democrazia italiana. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto il palco dell'Università di Firenze, in occasione del conferimento della laurea honoris causa per il150esimo anniversario della Scuola "Cesare Alfieri", per analizzare le "sfide rivoluzionarie" che stanno investendo l'ordine mondiale e gli assetti istituzionali.

Secondo il Capo dello Stato, il cuore del problema risiede nell'ascesa di "soggetti tecnologici e finanziari" capaci di condizionare la vita dei cittadini e di mettere in discussione la sovranità statale.

“La pretesa è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”, ha denunciato Mattarella, evidenziando come oggi si tenti di scardinare quegli impegni di parità tra nazioni assunti faticosamente dopo il secondo conflitto mondiale.

Per il Presidente, questa tendenza rappresenta una minaccia diretta alla stabilità dei rapporti internazionali, poiché i nuovi attori globali tendono a muoversi in un vuoto normativo che indebolisce le istituzioni democratiche.

Per rispondere a queste derive, Mattarella ha indicato come modello il metodo che portò alla nascita della Repubblica, quando la "scienza e la cultura" si misero al servizio della politica. "La nostra assemblea costituente si giovò in grande misura del contributo degli uomini di cultura, degli studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica", ha ricordato il Capo dello Stato.

Proprio la natura della cultura, definita come "aperta all'interlocuzione" e "incline a raggiungere mediazioni", è stata la chiave di volta che "rese possibile la nostra Costituzione".

Il Presidente ha concluso sottolineando che solo una "collaborazione autentica e profonda" tra il mondo del sapere e quello della rappresentanza può garantire la tenuta della democrazia in un'epoca di trasformazioni radicali, ribadendo che il dialogo e il rifiuto di "verità assolute" restano le fondamenta necessarie per la rinascita e la stabilità del Paese.


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