Burkina Faso: il leader Traoré attacca la democrazia, "uccide e va dimenticata"

Il capitano al potere dal 2022 rinnega il sistema occidentale in un'intervista alla tv di Stato: "Non fa per noi, incarna ogni vizio". Intanto il mandato della giunta viene esteso di altri cinque anni.

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Venerdì 03 Aprile 2026
Roma - 03 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Il capitano al potere dal 2022 rinnega il sistema occidentale in un'intervista alla tv di Stato: "Non fa per noi, incarna ogni vizio". Intanto il mandato della giunta viene esteso di altri cinque anni.

In un duro intervento trasmesso dalla televisione di Stato "Rtb", il leader militare del Burkina Faso, il capitano Ibrahim Traoré, ha sferrato un attacco frontale ai modelli di governo occidentali.

“La gente deve dimenticare la questione della democrazia. La democrazia non fa per noi. Guardate la Libia, è un esempio che ci sta a cuore”, ha dichiarato Traoré, sostenendo che l'instaurazione di tali sistemi sia inevitabilmente accompagnata da “spargimenti di sangue”.

Secondo il leader della giunta, che ha preso il potere con un colpo di Stato nel settembre 2022, la democrazia vista in Africa “incarna ogni vizio: un bugiardo, un adulatore, un abile oratore”.

Traoré ha delineato una visione politica basata su un approccio alternativo e autarchico, focalizzato su patriottismo e mobilitazione rivoluzionaria. “Abbiamo il nostro approccio. Non stiamo nemmeno cercando di copiare nessuno. Siamo qui per cambiare completamente il modo in cui vengono fatte le cose”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di un impegno lavorativo estremo per competere con le nazioni più ricche.

Nonostante l'impegno iniziale a ripristinare il governo civile entro il luglio 2024, la giunta ha già annunciato il prolungamento del mandato per altri cinque anni e messo al bando i partiti politici, definiti “divisivi, pericolosi e incompatibili con la protezione rivoluzionaria”.

Il posizionamento del Burkina Faso si inserisce in una più ampia strategia geopolitica che vede il Paese, insieme a Mali e Niger, allontanarsi dall'influenza della Francia e dell'Occidente per stringere legami militari con la Russia nell'ambito dell'Alleanza del Sahel (Aes).

Questa svolta, tuttavia, non ha fermato l'ondata di violenza jihadista che tormenta la regione da un decennio. Proprio ieri, un rapporto di Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato un bilancio drammatico: oltre 1.800 civili sono stati uccisi in Burkina Faso da quando Traoré ha assunto la guida del Paese, sollevando pesanti interrogativi sull'efficacia del nuovo corso autoritario nella protezione della popolazione.


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