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Il conflitto in Medio Oriente e i dati shock sul lavoro USA affossano i listini. Petrolio oltre i 90 dollari (+30% in 7 giorni): l'ombra della stagflazione costringe Fed e BCE a rivedere i piani sui tassi.
Il conflitto in Medio Oriente e i dati shock sul lavoro USA affossano i listini. Petrolio oltre i 90 dollari (+30% in 7 giorni): l'ombra della stagflazione costringe Fed e BCE a rivedere i piani sui tassi.
Una tempesta perfetta si è abbattuta sui mercati finanziari mondiali, polverizzando in una sola settimana 918 miliardi di euro di capitalizzazione nell'area europea, con l'indice Stoxx 600 messo a durissima prova.
La combinazione esplosiva tra l'escalation bellica in Medio Oriente, il balzo dei costi energetici e la fragilità inattesa dell'economia statunitense ha trascinato i listini in un profondo rosso. Milano ha chiuso la seduta in calo dell'1,02%, segnando un passivo settimanale drammatico superiore al 6%.
A dettare il ritmo del ribasso è la corsa inarrestabile del petrolio, che ha infranto la soglia dei 90 dollari al barile sia per il Wti che per il Brent, facendo registrare un incremento del 30% in soli sette giorni.
Il monito lanciato dal Qatar su un possibile stop alla produzione e alle spedizioni di idrocarburi attraverso lo stretto di Hormuz ha riacceso lo spettro di un barile a 150 dollari.
Anche il gas ha subito una forte accelerazione, con i future di aprile che guadagnano il 5,23% salendo a 53,39 euro al Mwh, alimentando i timori di una fiammata inflattiva difficile da arginare nonostante la debolezza economica.
In questo scenario, le banche centrali si trovano strette in un rebus senza precedenti. La Federal Reserve deve fare i conti con un mercato del lavoro in sofferenza, che ha visto la perdita di 92mila posti a febbraio e la disoccupazione salire al 4,4%, ma la pressione sui prezzi energetici potrebbe impedire i tagli ai tassi auspicati dall'amministrazione Trump.
Parallelamente, la BCE vede allontanarsi l'ipotesi di un allentamento monetario: nonostante le rassicurazioni di esponenti del board come Jose Luis Escrivà sulla riunione della prossima settimana, il mercato scommette già su un aumento del costo del denaro di almeno 25 punti base entro l'anno.
Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha evidenziato come l'economia europea sia ora esposta a rischi sistemici derivanti dall'impennata dei costi energetici e dai maggiori oneri per i commerci internazionali.
La durata del conflitto e l'eventuale blocco prolungato dello stretto di Hormuz restano le variabili decisive. Come sottolineato dagli analisti di Morgan Stanley, anche una minima pressione sui prezzi del greggio rischia di dilatare i tempi di qualsiasi manovra espansiva, lasciando le economie globali in balia della volatilità.
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