ARTE-Roma: GALLERIA CONTINUA presenta Il cielo dentro, la mostra personale di Giovanni Ozzola

Le opere dell’artista non descrivono luoghi, li attivano. Ogni immagine orienta lo sguardo, suggerisce una direzione a chi lo attraversa.

di Paola Pucciatti
Lunedì 16 Marzo 2026
Roma - 16 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Le opere dell’artista non descrivono luoghi, li attivano. Ogni immagine orienta lo sguardo, suggerisce una direzione a chi lo attraversa.

GALLERIA CONTINUA inaugura la mostra personale di Giovanni Ozzola, (dal 12/03/2026  al 09/05/2026) uno dei più grandi artisti della scena contemporanea internazionale, per la sua ricerca su luce, spazio e paesaggio. Il cielo dentro, titolo dell’esposizione, evoca l’idea che l’infinito possa espandersi anche interiormente, non solo fuori da noi. La connessione nascerebbe nel punto in cui il limite si trasforma in soglia.

L’infinito non è inteso come lontananza, ma come spazio interiore in espansione. Non una fuga dal reale, ma una condizione percettiva: la possibilità di sentirsi in connessione con il tutto pur restando dentro un corpo, dentro un cranio, dentro un bunker” spiega Ozzola.

Il visitatore all’interno della Galleria romana, situata all’interno del prestigioso hotel The St. Regis Rome, fondato nel 1894 da César Ritz, situato nel cuore di Roma, in via Vittorio Emanuele Orlando 3, si trova in un territorio in cui interno ed esterno si sfiorano, in uno spazio di confine, costantemente abitato. È il punto in cui il visibile si arresta e nasce il desiderio di oltrepassarlo.

In questa dimensione si colloca Bunkers, opere che indagano luoghi costruiti per la protezione e l’isolamento, strutture in cemento semidiroccate, segnate dal tempo e dalla memoria, attraverso uno sguardo capace di rovesciarne la funzione originaria.

Le immagini che raffigurano ruderi bellici instaurano una relazione visiva tra lo spazio chiuso e l’orizzonte luminoso che si apre oltre le feritoie, in cui dalla densità opaca dell’interno appaiono il cielo o il mare lontani.

Le opere nascono da luoghi abbandonati, attraversati e riconosciuti come immagini che continuano ad affiorare dal 2006. Ciò che emerge è un’esperienza. In queste opere l’orizzonte si rivela insieme possibilità e rischio: luogo di liberazione e, al contempo, spazio in cui ci si può perdere fino a dissolversi - afferma Ozzola - La luce che attrae promette apertura, ma implica anche la perdita di un punto fermo. Il bunker, carico di esperienze e memorie, ne è il complemento: un interno da cui fuggire e, simultaneamente, un interno che protegge e costituisce. I segni sulle pareti non sono decorazione, ma tracce di vita: cicatrici, memorie, stratificazioni”. 

Le aperture funzionano come occhi attraverso i quali lo sguardo tenta l’uscita misurandone la distanza.  I bunker di Ozzola mettono in tensione luce e oscurità, timore e quiete, artificiale e naturale, identità e dissoluzione nel tutto, generando armonia nel contrasto.

Le opere dell’artista non descrivono luoghi, li attivano. Ogni immagine orienta lo sguardo, suggerisce una direzione a chi lo attraversa. “Ciò che mi interessa non è raccontare il limite, ma renderlo percepibile come soglia viva. La mostra non rappresenta il limite come tema. Lo mette in funzione. Lo trasforma in un campo attivo, in uno spazio in cui qualcosa può accadere: uno slittamento percettivo, una presa di coscienza, un’apertura – dichiara l’artista - È in quel punto che l’immagine smette di essere superficie e diventa presenza, e lo spazio smette di essere distante per diventare esperienza condivisa”.


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