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"Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo".
"Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo".
"Il ruolo morale degli Stati Uniti d'America nell'affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive".
E' questo il fulcro del messaggio che i cardinali Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, lanciano in una dichiarazione congiunta, citata dall'Osservatore Romano, in cui si traccia una visione morale della politica estera degli Stati Uniti.
Il messaggio trae spunto dal fatto che nel 2026 appena iniziato "gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell'America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda", anche con "gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia", che "hanno sollevato questioni fondamentali sull'uso della forza militare e sul significato della pace".
"Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo. Rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi e proclamiamo che l'azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale. Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e il miglioramento della dignità umana in tutto il mondo, specialmente attraverso l'assistenza economica", è l'appello dei tre porporati, che spiegano che, dopo quanto accaduto in "Venezuela e Groenlandia", "il dibattito della nostra nazione sul fondamento morale della politica americana è afflitto da polarizzazione, faziosità e interessi economici e sociali ristretti".
Cupich, McElroy e Tobin riprendono anche parti del discorso di inizio anno di Papa Leone XIV al corpo diplomatico, in cui il Santo Padre ha denunciato che la "guerra sta tornando di moda" e "un fervore bellico sta dilagando". Le sue parole, dicono i cardinali, rappresentano "una base veramente morale per le relazioni internazionali" e "una bussola etica duratura per stabilire il percorso della politica estera americana nei prossimi anni".
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