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Il giornalista è stato arrestato ai Grammy Awards di Los Angeles: il Dipartimento di Giustizia lo accusa per i fatti del Minnesota.
Il giornalista è stato arrestato ai Grammy Awards di Los Angeles: il Dipartimento di Giustizia lo accusa per i fatti del Minnesota.
L’amministrazione Trump rompe gli indugi e porta lo scontro con il giornalismo d’opposizione su un piano giudiziario senza precedenti. Don Lemon, ex anchor di punta della CNN e oggi reporter indipendente, è stato prelevato da agenti federali a Los Angeles durante la notte dei Grammy Awards.
L'accusa: coinvolgimento nei disordini dello scorso 18 gennaio in Minnesota. Il cuore della vicenda è a St. Paul, Minnesota. Durante una funzione religiosa officiata da un pastore che è anche un alto funzionario dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), un gruppo di attivisti ha fatto irruzione chiedendo l'espulsione dell'agenzia dallo Stato.
La ministra della Giustizia Pam Bondi ha descritto l'episodio come un "attacco coordinato", ordinando l'arresto di Lemon e di altri tre attivisti. Un magistrato aveva precedentemente scagionato Lemon, ritenendo il suo ruolo puramente informativo, ma il Dipartimento di Giustizia ha scavalcato la decisione procedendo d'autorità.
A pochi minuti dall'arresto, la presidenza ha lanciato un attacco frontale sui social. Pubblicando la foto segnaletica di Lemon, la Casa Bianca ha aggiunto il commento sprezzante: "When life gives you lemons..." (quando la vita ti regala limoni...), un gioco di parole che trasforma una procedura legale in uno sberleffo politico diretto a uno dei critici più accesi di Donald Trump.
Parallelamente all'arresto, il Presidente ha gelato le speranze dei manifestanti del Minnesota. Parlando ai giornalisti al Kennedy Center, Trump ha ribadito che la presenza degli agenti per l'immigrazione non è negoziabile: "Non ritireremo l'ICE dal Minnesota. Assolutamente no".
Sullo sfondo resta la scia di sangue che sta esasperando il clima a Minneapolis, con l'FBI impegnata nelle indagini sull'uccisione di Alex Pretti, avvenuta in circostanze ancora da chiarire durante le operazioni di sicurezza.
L'avvocato di Lemon, Abbe Lowell, ha parlato di un "attacco punitivo al Primo Emendamento", sostenendo che Lemon stesse semplicemente svolgendo lo stesso lavoro che lo ha reso famoso in 30 anni di carriera. Il rischio, denunciano le associazioni per la libertà di stampa, è che la copertura di manifestazioni di dissenso venga d'ora in poi equiparata alla partecipazione ai reati.
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