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Schiaffo giudiziario alla Keyline di Conegliano: manager obbligata a preparare bevande ai colleghi "perché femmina" riceve 50mila euro di riparazione. La magistrata Saturni: "Siamo di fronte a veri e propri soprusi legati all'identità sessuale".
Schiaffo giudiziario alla Keyline di Conegliano: manager obbligata a preparare bevande ai colleghi "perché femmina" riceve 50mila euro di riparazione. La magistrata Saturni: "Siamo di fronte a veri e propri soprusi legati all'identità sessuale".
Un verdetto senza appello punisce le logiche patriarcali in ufficio. La dottoressa Maddalena Saturni, in forza alla sezione lavoristica trevigiana, ha decretato l'immediata riassunzione di una responsabile quadri della ditta "Keyline", allontanata ingiustamente durante il periodo di gravidanza.
Oltre al rientro forzato in organico, l'impresa dovrà versare una sanzione riparatoria da 50mila euro per i pregiudizi patiti dalla dipendente a causa di un ambiente ostile e maschilista.
Il provvedimento ha sancito che la professionista fosse pienamente tutelata dalle norme che vietano la risoluzione del rapporto dall'avvio dell'attesa fino al compleanno del neonato.
Le motivazioni del tribunale chiariscono che le vessazioni subite "configurano 'molestia' in quanto indesiderati (per qualunque lavoratore, ivi incluso un dirigente), posti in essere per ragioni connesse al sesso".
La società aveva tentato di giustificare l'estromissione accusando la donna di aver sfruttato fondi sociali per finalità private, ma l'addebito è caduto poiché si trattava di abitudini tollerate per tutti gli altri membri dello staff.
Il cuore del fascicolo riguarda però le continue aggressioni verbali subite dalla manager, che si era sentita rivolgere frasi degradanti come: "Tu non ti meriti la dirigenza e la posizione da Group Sales Manager, io avrei bisogno di un uomo e per di più con esperienza".
L'apice del disprezzo professionale veniva raggiunto durante i meeting societari, quando alla donna veniva impartito l'ordine di "fare i caffè ai partecipanti", mansione considerata "consona" alla sua natura femminile dai vertici gerarchici.
La magistratura ha bollato l'intero impianto di gestione del personale come una serie di "condotte palesemente dequalificanti e vessatorie perché ripetute e continuate, con maggiore o minore intensità".
Il pronunciamento rappresenta un monito severo contro l'idea che la gravidanza o l'appartenenza di genere possano giustificare il demansionamento o l'insulto in ambito produttivo.
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