Teatro La Fenice, Tortato lascia il Consiglio: "Clima troppo politico, non serve più un musicista"

L'esponente nominato dal MiC sbatte la porta contro la gestione del caso Venezi e le offese a orchestrali e pubblico. Il M5S rincara la dose: "Professionisti umiliati per fare spazio a un'amica della premier, una vergogna internazionale".

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 11 Marzo 2026
Venezia - 11 mar 2026 (Prima Notizia 24)

L'esponente nominato dal MiC sbatte la porta contro la gestione del caso Venezi e le offese a orchestrali e pubblico. Il M5S rincara la dose: "Professionisti umiliati per fare spazio a un'amica della premier, una vergogna internazionale".

“A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado”, lo ha scritto in un duro sfogo social Alessandro Tortato, l'esponente indicato dal Ministero della Cultura all'interno della Fondazione Teatro La Fenice nel gennaio 2025.

“Sulla nomina di Venezi si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche”, ha sottolineato l'ormai ex consigliere stigmatizzando la gestione della votazione consultiva sulla nuova direttrice musicale.

“Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell'erogazione liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa”, ha continuato il musicista replicando alle accuse dei sindacati sulle recenti tensioni legate al welfare aziendale.

“Nonostante la nomina sia assolutamente lecita, non è lecito da parte sua - o per lo meno non è da me accettabile - parlare pubblicamente della Fenice come di un 'teatro con gestione anarchica', affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l’intero Consiglio.

È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del 'suo' teatro sono 'pippe il cui massimo titolo è il battesimo'. Inoltre altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni”, ha evidenziato Tortato puntando il dito contro le dichiarazioni della direttrice e il silenzio della governance del teatro.

“Mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro”, ha scritto ancora Tortato. 

“Le dimissioni di Alessandro Tortato dal Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice sono l'ennesima prova che la nomina di Beatrice Venezi rappresenta una scelta fatta in sfregio ai lavoratori e al prestigio di uno dei teatri lirici più importanti del mondo. A dimettersi dovrebbe essere chi ha nominato Venezi.

Tortato, musicista nominato dal Ministero della Cultura nel gennaio 2025, lascia denunciando un clima diventato ormai apertamente politico attorno alla nomina di Beatrice Venezi come direttore musicale. Una nomina che è stata accompagnata da dichiarazioni gravissime contro il teatro, i suoi musicisti e il suo pubblico”, hanno affermato, in una nota, i parlamentari del M5S in Commissione Cultura.

“Abbracciare chi parla della Fenice come di un teatro con 'gestione anarchica', definisce orchestrali e coristi 'pippe il cui massimo titolo è il battesimo' o ridicolizzare il pubblico veneziano non è solo offensivo: è un attacco diretto alla dignità di lavoratrici e lavoratori che hanno costruito negli anni il prestigio internazionale del teatro. Professionisti selezionati con concorsi durissimi, riconosciuti nel panorama musicale mondiale.

Ancora una volta si conferma la logica che ha guidato questa scelta: non valorizzare il teatro, ma piazzare un'amica di Giorgia Meloni, a costo di calpestare professionalità, autonomia delle istituzioni culturali e il rispetto dovuto a chi ogni giorno fa vivere quel palcoscenico. Una vergogna internazionale”, hanno concluso.


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