Sicurezza nei club, Alessandro Cucinotta dopo Crans-Montana: "La notte è libertà, non incoscienza"

Lo showman siciliano analizza le criticità del mondo della notte dopo i fatti di Crans-Montana. Responsabilità dei gestori, ruolo degli artisti e nuove strategie per una movida sicura.

(Prima Notizia 24)
Lunedì 26 Gennaio 2026
Roma - 26 gen 2026 (Prima Notizia 24)

Lo showman siciliano analizza le criticità del mondo della notte dopo i fatti di Crans-Montana. Responsabilità dei gestori, ruolo degli artisti e nuove strategie per una movida sicura.

La notte come spazio di libertà, ma anche come territorio fragile, dove basta poco perché l’equilibrio si spezzi. Quanto accaduto a Crans-Montana la notte di Capodanno ha riaperto una riflessione profonda sul mondo dei locali, della movida e della sicurezza notturna. Ne abbiamo parlato con Alessandro Cucinotta, conduttore e showman siciliano che da anni vive il palco e le piste dei club, osservatore privilegiato di ciò che accade quando la musica si alza e le luci si abbassano. Un’intervista lucida e senza sconti, che parte dall’emotività di un fatto drammatico per arrivare a interrogarsi sulle responsabilità, sui limiti e sulle possibili soluzioni per rendere la notte un luogo di divertimento vero, e non di rischio.

Da addetto ai lavori, che impressione ti ha fatto quanto accaduto a Crans-Montana la notte di Capodanno?

Mi ha colpito profondamente, prima di tutto come persona. Quando succedono episodi del genere, ti rendi conto che il confine tra divertimento e pericolo può diventare sottilissimo. Da professionista della notte, non puoi fare a meno di pensare che certe situazioni potevano forse essere intercettate prima. Non parliamo di fatalità astratte, ma di contesti reali, con persone reali. 

Secondo te è stato un episodio imprevedibile o il risultato di criticità che nei locali esistono già da tempo?

Io credo che raramente questi eventi siano davvero imprevedibili. Spesso sono il risultato di una somma di fattori: sovraffollamento, gestione superficiale, eccessi che vengono normalizzati. Le criticità nei locali esistono da tempo, solo che finché non succede qualcosa di grave, tendiamo a non vederle o a sottovalutarle. 

Chi lavora sul palco ha spesso una percezione immediata del clima in sala: quanto è importante il ruolo di DJ, animatori e conduttori nella prevenzione di situazioni rischiose?

È fondamentale. Chi è sul palco ha un punto di vista privilegiato: vede i volti, percepisce la tensione, capisce quando l’energia cambia. DJ, animatori e conduttori non sono solo intrattenitori, ma veri e propri sensori della sala. A volte basta abbassare un attimo il ritmo, lanciare un messaggio giusto, o segnalare una situazione per prevenire qualcosa di serio. 

Pensi che nei locali da ballo si faccia abbastanza in termini di sicurezza, o che spesso venga messa in secondo piano rispetto allo spettacolo e all’incasso?

La verità è che troppo spesso la sicurezza viene vista come un costo, non come un investimento. In alcune realtà si lavora benissimo, in altre si punta più sull’incasso immediato che sulla gestione a lungo termine. Ma la sicurezza non toglie divertimento: lo rende possibile. 

Dal tuo punto di vista, quali sono le principali carenze nella gestione della sicurezza notturna oggi?

La mancanza di formazione del personale e di coordinamento. A volte chi lavora in sicurezza non ha strumenti adeguati per leggere le situazioni o comunicare tra reparti. E poi c’è una sottovalutazione del fattore umano: la notte è fatta di emozioni forti, e vanno gestite, non ignorate. 

Cosa dovrebbero migliorare concretamente i locali: controlli all’ingresso, personale formato, gestione dell’alcol, comunicazione con il pubblico?

Tutte queste cose insieme. I controlli all’ingresso sono importanti, ma non bastano. Serve personale formato, una gestione responsabile dell’alcol e soprattutto una comunicazione chiara con il pubblico. Far sentire le persone accolte e tutelate abbassa automaticamente il livello di rischio. 

Come si può trovare un equilibrio tra divertimento e sicurezza, senza snaturare l’atmosfera di una serata?

L’equilibrio si trova quando la sicurezza diventa parte dello spettacolo, non il suo contrario. Quando il pubblico percepisce che c’è attenzione, rispetto e cura, si rilassa di più. Una serata sicura è una serata che funziona meglio, anche emotivamente.

 

Dopo fatti come quello di Crans-Montana, che messaggio senti di dare al pubblico e ai gestori, da professionista che vive la notte ogni weekend?

Al pubblico dico: divertitevi, ma abbiate consapevolezza. La notte è libertà, non incoscienza.

Ai gestori dico: prendersi cura delle persone è la vera responsabilità di chi apre un locale. Perché la musica finisce, la serata passa, ma ciò che resta è come hai fatto sentire chi era lì. E quella, alla fine, è la misura di tutto.

 


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