Scipione Valentini, la Treccani racconta uno dei padri del regionalismo in Calabria

Da Presidente del Consiglio Regionale della Calabria. Nel 1973 aveva dato vita alla rivista “Calabria Regione”. Un politico visionario.

di Pino Nano
Mercoledì 25 Marzo 2026
Cosenza - 25 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Da Presidente del Consiglio Regionale della Calabria. Nel 1973 aveva dato vita alla rivista “Calabria Regione”. Un politico visionario.

La notizia è di quelle che faranno molto rumore. La grande Enciclopedia Italiana Treccani – che oggi viene considerata una delle enciclopedie più prestigiose e autorevoli del mondo, ha inserito tra i protagonisti della Storia Contemporanea un calabrese eccellente che ha segnato la storia calabrese del secolo scorso. Parliamo di Scipione Valentini, uomo politico di grande carisma, sindacalista di grande appeal popolare, e per una certa fase della sua vita anche Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, il secondo Presidente della storia dell’Assemblea Regionale Calabrese dopo Mario Casalinuovo.

La Treccani gli dedica oggi un profilo che punta moltissimo sul suo ruolo di “uomo di scuola” più che di uomo politico. Nato ad Altilia, in provincia di Cosenza, nel 1915, morì poi a Castrolibero nel 1979. Maestro elementare dal 1938 tra i più amati della provincia cosentina di quegli anni, Scipione Valentini nel 1949 si laurea in Lettere presso l’Università di Messina dove discute una tesi su “Sibari e Crotone”.

Protagonista di primo piano tra Napoli, Roma e Milano nell’organizzazione sindacale della CGIL, nel 1947 viene nominato dirigente nazionale della ULT-INCA, l’Istituto nazionale confederale di assistenza, carica questa che gli permette di venire in contatto con figure di primo piano del socialismo italiano.

Tornato in Calabria, nel secondo dopoguerra -sottolinea l’Enciclopedia Treccani- Scipione Valentini “fornì un imprescindibile apporto alla costruzione del regionalismo meridionale; insegnò a Piane Crati e parallelamente si affermò come dirigente del sindacato degli insegnanti elementari AMI-SNASE, del quale fu segretario provinciale per circa vent’anni, promuovendone nel 1970 la confluenza nella CGIL-Scuola. Nello stesso anno venne nominato ispettore scolastico del Ministero della pubblica istruzione”.

Ma accanto all’attività educativa e sindacale Scipione Valentini occupò un ruolo centrale anche nella vita politica calabrese.

Fu consigliere comunale a Cosenza (1960-68) e a Dipignano (1969-70), già vicino a Giustizia e libertà e poi al Partito d’azione, nel 1964 partecipò in Calabria alla fondazione del Partito socialista italiano di unità nazionale, una stagione politica tra le più esaltanti della storia della Repubblica e che gli permise di farsi notare dai leader nazionali de tempo. Nel 1973, eletto Presidente del Consiglio regionale della Calabria, si distinse per l’impegno a favore della scuola, della formazione e dello sviluppo socioculturale del Mezzogiorno, cosa che lui fece con una passione quasi insana e con un impegno oltre misura. Diventa anche sindaco di Castrolibero (1975-78), e in questo suo nuovo ruolo politico promosse nel Comune importanti interventi urbanistici e sostenne la creazione di infrastrutture pubbliche, operando anche come collaboratore culturale presso l’Istituto superiore di scienze sociali di Cosenza.

Quasi iconico il suo primo discorso ufficiale da Presidente dell’Assemblea Regionale calabrese, era l’8 maggio de 1973: “Il Consiglio regionale, ne sono certo – esordisce il Presidente Valentini- saprà riguadagnare il tempo perduto, saprà cercare nuove forme e strade per intervenire in modo incisivo nella realtà sociale ed economica della Regione, a cominciare dall’ approvazione del bilancio, destinato a rappresentare un primo fondamentale momento di riferimento per l’azione politica da svolgere nell’ immediato. Vorrei ricordare tra gli impegni più urgenti che la Regione dovrà affrontare la legge sulla montagna, la legge sulle deleghe ai comuni e agli enti locali in genere, in funzione di una gestione effettivamente democratica del potere, non subalterna rispetto alle forze tradizionali del Paese, il trasferimento dei poteri alla Regione, il diritto allo studio, la legge sulla sanità, una gestione della legge speciale per la Calabria orientata essenzialmente alla difesa del suolo”.

Un uomo diretto, coriaceo, appassionato e di grande visione, cosa che si coglie perfettamente bene nella parte conclusiva di quella sua “lezione morale” alla politica di allora.

 “Tutto, possiamo dire, è ancora da fare: perciò è necessario da parte di ognuna di noi -sottolinea il neo presidente- un impegno considerevole, aperto alle soluzioni più coraggiose ed avanzate. Non mancano però, all’ interno della nostra Regione, le forze necessarie per assolvere a questo compito. A voi tutti chiedo pertanto la massima collaborazione ad un’opera che, ripeto, non si annuncia né facile né indolore”.

Ma c’è un dettaglio che la Treccani non racconta e che gli storici probabilmente, nel suo caso, hanno sottovalutato, ma Scipione Valentini era così “avanti nel tempo” e così visionario rispetto al mondo che lo circondava che si battè come un leone perché il Consiglio Regionale della Calabria avesse anche un suo organo di informazione propria, e da Presidente dell’Assemblea regionale tenne a battesimo “Calabria-Regione”. Era la rivista patinata e bellissima del Consiglio Regionale, che un grande cronista politico di quegli anni, e che rispondeva al nome di Salvatore Gaetano Santagata, aveva trasformato in un mensile di fortissimo impatto e peso mediatico.

Quella rivista andò avanti per oltre 20 anni, e dentro c’è tutto l’immaginabile possibile della storia della Calabria del tempo, perché Salvatore Gaetano Santagata l’aveva trasformata in una sorta di scrigno enciclopedico della vita dei calabresi. Spero davvero che qualcuno prima o poi abbia il tempo e la passione per rileggere “Calabria-Regione”, per riaprire quelle pagine e quella raccolta, perché dentro troverete la storia vera e più reale di questa regione. Dal primo vagito del giornale, fino all’ultimo numero. Ma è questo, credo, il vero grande merito storico di un intellettuale così illuminato come lo era il Presidente Scipione Valentini. Al direttore di quel giornale, invece, Salvatore Gaetano Santagata, va la mia ammirazione eterna, pur avendo avuto io con lui un rapporto talvolta conflittuale. Ma anche questa è vita.


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