Povertà, allarme dell'Istat: oltre 13 milioni di italiani a rischio

13,3 milioni di persone ai margini nonostante la risalita dei redditi medi. Sud oltre il 38% di rischio esclusione. L'Eurispes denuncia la fuga dei giovani verso l'estero. Protestano i sindacati e le opposizioni chiedono il salario minimo.

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Giovedì 02 Aprile 2026
Roma - 02 apr 2026 (Prima Notizia 24)

13,3 milioni di persone ai margini nonostante la risalita dei redditi medi. Sud oltre il 38% di rischio esclusione. L'Eurispes denuncia la fuga dei giovani verso l'estero. Protestano i sindacati e le opposizioni chiedono il salario minimo.

In Italia oltre un abitante su cinque vive a rischio di povertà o di esclusione sociale nel 2025, coinvolgendo complessivamente 13,3 milioni di persone.

Secondo i nuovi dati diffusi dall'Istat nel report "Segnali di miglioramento delle condizioni di vita", la quota di popolazione in bilico scende leggermente al 23,1% rispetto al 22,6% dell'anno precedente, con un reddito medio che sale a 39.501 euro, pur restando in termini reali inferiore di quasi il 5% rispetto ai livelli del 2007.

Tuttavia, i timidi progressi legati alla ripresa dell'occupazione non raggiungono i più fragili: sono infatti in aumento le persone in condizione di grave deprivazione — oltre 3 milioni — che faticano a garantire un pasto adeguato, a pagare l'affitto o a fronteggiare spese impreviste.

Resta inoltre critico il dato sulla povertà lavorativa, stabile al 10,2%, a dimostrazione del fatto che spesso un impiego non basta a garantire una vita dignitosa tra part-time involontario e precarietà, colpendo soprattutto giovani under 35 e stranieri.

Il divario territoriale si conferma drammatico nel Mezzogiorno, dove il rischio di esclusione tocca il 38,4% della popolazione, una quota oltre cinque volte superiore rispetto al Nord Est.

In questo scenario, l'Eurispes evidenzia un'anomalia italiana fatta di un Pil da economia avanzata che offre però "condizioni per i giovani da periferia europea", spingendo circa 34.700 ragazzi a trasferirsi all'estero ogni anno.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere: la segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, ha attaccato duramente sostenendo che "il Governo continua a ignorare che si diventa poveri anche per la mancanza di adeguate politiche di contrasto alla povertà", mentre le opposizioni tornano a chiedere misure strutturali. "Non servono misure spot. Serve il salario minimo", ha dichiarato il dem Arturo Scotto, seguito dalla 5 stelle Valentina Barzotti per la quale "è inaccettabile che lavorare non basti per vivere dignitosamente".

Sulla stessa linea Tino Magni (AVS), secondo cui "l'aumento dei salari è il tema del futuro", mentre Raffaella Paita (IV) accusa: "Tre milioni di italiani si trovano in condizione di grave deprivazione e Meloni pensa alla legge elettorale".

Anche il mondo delle imprese esprime forte preoccupazione per la tenuta sociale e i consumi. Se Confesercenti legge nei dati "un segnale di miglioramento, in un contesto che continua a mostrare squilibri sociali significativi", i numeri del commercio al dettaglio di febbraio indicano una situazione di stallo, con vendite in calo dello 0,2% in volume.

Il termine "fragilità" accomuna i commenti di Confcommercio e Federdistribuzione, con l'aggravante che tali rilevazioni precedono l'ulteriore instabilità causata dalle recenti tensioni belliche con l'Iran. Per l'Unione nazionale consumatori, i dati sulle attuali condizioni di vita sono semplicemente "indegni di un Paese civile", delineando un'emergenza nazionale che richiede interventi immediati per evitare che la forbice sociale si allarghi ulteriormente nel corso del 2026.


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