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Ipotizzate la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto d’ufficio nell'operazione da 197 milioni di euro. Sotto la lente della Procura ex assessori, il dg Malangone e i manager dei club. Spunta una chat di Stefano Boeri al sindaco Sala: "Stanno prevalendo gli interessi privati".
Ipotizzate la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto d’ufficio nell'operazione da 197 milioni di euro. Sotto la lente della Procura ex assessori, il dg Malangone e i manager dei club. Spunta una chat di Stefano Boeri al sindaco Sala: "Stanno prevalendo gli interessi privati".
Nuova bufera giudiziaria a Palazzo Marino per l'indagine sulla vendita dello stadio di San Siro. La Guardia di Finanza sta eseguendo perquisizioni in Comune, presso la M-I Stadio dei due club e nelle abitazioni di ex dirigenti, consulenti e degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, oltre che del direttore generale del Comune, Christian Malangone.
Il decreto del gip Roberto Crepaldi, che ha accolto l'istanza dei pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, vede tra gli indagati per turbativa d'asta e rivelazione del segreto d'ufficio anche Mark Van Huukslot, Giuseppe Bonomi (presidente di Sport Life City, controllata del Milan) e l'ex ceo corporate dell'Inter Alessandro Antonello.
L'inchiesta coinvolge inoltre Simona Collarini, allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, e i consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini.
Le operazioni odierne, che includono il sequestro di cellulari, scaturiscono dallo sviluppo di chat e mail raccolte nella maxi indagine sull'urbanistica milanese che già vedeva indagati Tancredi, Malangone e De Cesaris.
Il sospetto degli inquirenti, alimentato anche dagli esposti di Luigi Corbani e Claudio Trotta del comitato "Sì Meazza", è che la vendita del Meazza – per la quale il Comune ha incassato 197 milioni di euro – sia stata un'operazione che possa aver "favorito gli interessi privati" a scapito dell'interesse pubblico.
L'ipotesi al vaglio è che sia stata "usata" la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell'area a vantaggio di determinate società costruttrici.
In questo contesto, i magistrati valorizzano un messaggio inviato il 10 settembre 2019 dall'architetto Stefano Boeri al sindaco Giuseppe Sala. Boeri, constatando il mancato apprezzamento per il suo progetto di uno "stadio-bosco", avvertiva il primo cittadino "in amicizia" sui rischi dell'operazione: "Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta -del Comune- basati sull'interesse collettivo. Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale ... ma ti segnalo che qui la cosa è diversa".
Secondo l'accusa, le parole dell'architetto confermerebbero il timore che sulla gestione di San Siro stessero già allora prevalendo logiche private a danno della collettività.
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