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Il presidente USA annuncia trattative per un "cambio di regime" a Teheran e valuta il sequestro dell'uranio iraniano, mentre la Spagna chiude lo spazio aereo all'operazione 'Epic Fury'. Israele intensifica i raid su Beirut e colpisce le basi Unifil: morto un soldato indonesiano.
Il presidente USA annuncia trattative per un "cambio di regime" a Teheran e valuta il sequestro dell'uranio iraniano, mentre la Spagna chiude lo spazio aereo all'operazione 'Epic Fury'. Israele intensifica i raid su Beirut e colpisce le basi Unifil: morto un soldato indonesiano.
La tensione in Medio Oriente raggiunge livelli senza precedenti con il coinvolgimento diretto e massiccio degli Stati Uniti nell'offensiva contro l'Iran e l'allargamento del conflitto in Libano.
Il presidente Donald Trump, parlando a bordo dell'Air Force One, ha scosso gli equilibri diplomatici ventilando l'ipotesi di una conquista militare dell'isola di Kharg, il principale terminal petrolifero di Teheran nel Golfo Persico. “Forse conquisteremo l’isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni” ha dichiarato Trump, aggiungendo che un'azione simile “significherebbe anche che dovremmo rimanere lì per un certo periodo”. Secondo il tycoon, le difese iraniane non rappresenterebbero un ostacolo: “Non credo che abbiano difese. Potremmo conquistarla molto facilmente”.
Parallelamente, l'amministrazione statunitense starebbe valutando una rischiosa operazione per estrarre quasi 450 chilogrammi di uranio dal territorio iraniano, con l'obiettivo dichiarato di impedire lo sviluppo di armi nucleari. Nonostante l'escalation bellica, Trump sostiene che i canali diplomatici siano attivi e proficui. “Stiamo negoziando direttamente e indirettamente. Penso che faremo un accordo, ne sono abbastanza sicuro” ha affermato, definendo l'attuale situazione come un vero e proprio “cambio di regime” poiché Washington starebbe trattando con interlocutori nuovi.
Secondo il presidente, Teheran avrebbe già accettato gran parte di un piano di pace in 15 punti: “Ci hanno concesso la maggior parte dei punti. Perché non avrebbero dovuto? Sono d’accordo con noi sul piano”.
Un segnale di distensione sarebbe il via libera al transito di 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, autorizzato, secondo Trump, dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf. “Posso solo dire che stiamo andando estremamente bene in questa trattativa, ma con l’Iran non si sa mai, perché negoziamo con loro e poi dobbiamo sempre farli saltare in aria” ha commentato con il suo stile caratteristico, dopo aver celebrato su Truth i raid notturni: “Grande giorno in Iran. Molti obiettivi da tempo nel mirino sono stati colpiti e distrutti dal nostro grande esercito”.
Sul campo, tuttavia, il bilancio umano si fa drammatico. Un'inchiesta del New York Times ha rivelato l'impiego di una nuova arma balistica statunitense, il Precision Strike Missile (PrSM), in un attacco che ha colpito una palestra e una scuola elementare a Lamerd, causando 21 morti. Tra le vittime figurano i membri di una squadra femminile di pallavolo che si stava allenando al momento dell'impatto. Un altro raid con missili Tomahawk a Minab avrebbe provocato 175 vittime in un'altra struttura scolastica.
In Libano, la situazione è altrettanto critica: la missione Unifil ha denunciato l'uccisione di un casco blu di nazionalità indonesiana e il ferimento di altri soldati a causa di colpi d'artiglieria nei pressi di Adchit Al Qusayr. “Nessuno dovrebbe mai perdere la vita al servizio della causa della pace” ha scritto la missione Onu su X, mentre Israele annuncia l'estensione dell'invasione di terra per creare una “zona di sicurezza” e continua a colpire Beirut dopo aver ordinato l'evacuazione dei sobborghi meridionali.
La risposta internazionale vede una netta spaccatura: se da Islamabad i ministri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto chiedono una cessazione immediata delle ostilità e sostengono la mediazione pakistana, la Spagna ha adottato una posizione di rottura totale. Il governo di Madrid ha chiuso lo spazio aereo e negato l'uso delle basi di Morón e Rota per l'operazione congiunta USA-Israele denominata 'Epic Fury'. “Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi per questa guerra illegale” ha dichiarato il premier Pedro Sanchez.
In Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani mantiene uno spiraglio di ottimismo: “Certamente si arriva prima alla tregua per il Medioriente che per l’Ucraina. Mi auguro che sia una questione di poche settimane. Abbiamo fatto anche capire a Israele che ci sono delle cose che non vanno”.
Mentre l'Idf conferma la distruzione di 40 siti di produzione missilistica a Teheran e l'uccisione del comandante della Marina dei Pasdaran, Alireza Tangsiri, la guerra miete vittime su tutti i fronti. Hezbollah ha colpito il nord di Israele causando feriti e incendi nelle raffinerie di Haifa, mentre nel sud del Libano è morto il diciannovenne sergente israeliano Liran Ben Zion.
L'Iran, dal canto suo, prosegue con la repressione interna: i media statali hanno confermato l'esecuzione di due dissidenti del gruppo Mujahedeen-e-Khalq, Akbar Daneshvarkar e Mohammad Taghavi, nonostante le denunce di tortura e processi iniqui sollevate da Amnesty International.
Il bilancio dei feriti in Israele ha intanto superato quota 6.000 dall'inizio delle ostilità, a testimonianza di un conflitto che non accenna a placarsi nonostante i proclami diplomatici della Casa Bianca.
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