Corrado Alvaro nel mondo. Aldo Maria Morace “Un sogno finalmente realizzato”.

La notizia è ormai ufficiale e definitiva. Il finanziamento per l’Opera Omnia di Corrado Alvaro esiste davvero, anzi è più che mai reale, e presto permetterà la prima realizzazione concreta in favore della diffusione del pensiero alvariano.

di Pino Nano
Domenica 29 Marzo 2026
Roma - 29 mar 2026 (Prima Notizia 24)

La notizia è ormai ufficiale e definitiva. Il finanziamento per l’Opera Omnia di Corrado Alvaro esiste davvero, anzi è più che mai reale, e presto permetterà la prima realizzazione concreta in favore della diffusione del pensiero alvariano.

La rassicurazione viene questa volta dalla Direttrice Generale del Ministero della Cultura Paola Passarelli che in queste settimane si è occupata personalmente del problema.

 “L’Edizione nazionale dell’Opera Omnia di Corrado Alvaro -sottolinea la direttrice generale del Mic Paola Passarelli- è stata ritenuta meritevole di contributo dalla Consulta dei Comitati nazionali ed Edizioni nazionali, istituita con decreto ministeriale n. 276 del 16 settembre 2024 e integrata con decreto ministeriale n. 317 del 16 settembre 2025. Il contributo assegnato sarà erogato all’Edizione nazionale una volta istituita con decreto ministeriale”.

 Cerchiamo allora il prof. Aldo Maria Morace, annoverato tra i massimi italianisti viventi, già Presidente della Fondazione Corrado Alvaro, e che di questo progetto è il vero padre putativo.

 Professore, allora, ci siamo?

Sì, ci siamo. Comincia l'avventura più difficile è più entusiasmante della mia vita di studioso. Il 17 marzo, alle ore 11:00, è stata insediata dal Ministero della Cultura, alla presenza della Direttrice Generale Paola Passarelli, la Commissione dell'Edizione Nazionale dell'Opera Omnia di Corrado Alvaro. Oltre a me ne fanno parte alcuni nomi fra i più illustri della italianistica nazionale e internazionale. Qualche esempio: il segretario è il prof. Rino Caputo, già preside della Facoltà di Lettere di Tor Vergata e ultimo presidente della Conferenza dei Presidi, prima che un funesto provvedimento abolisse le facoltà; e Annamaria Andreoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Studi pirandelliani e già preside della Facoltà di Lettere all’Università della Basilicata; e Beatrice Alfonzetti, già direttrice del Dipartimento di Lettere e Culture moderne dell’Università di Roma La Sapienza, e così via. Ma sono rappresentate anche le Università calabresi, con Giuseppe Lo Castro e Antonio D’Elia. Una squadra d’eccezione, che ha dietro di sé, per alcuni suoi componenti, la grande esperienza della Edizione Nazionale di Luigi Pirandello, non a mio giudizio la migliore oggi operante in Italia e, nella sua parte digitale, tra le massime sperimentazioni europee.

 Voi studiosi siete una categoria un po’ astratta dal mondo… Pensate che tutti sappiano cos’è una Edizione Nazionale. Invece io sono convinto che lo sappiano in pochissimi.

E allora colmiamo la lacuna. Le Edizioni Nazionali rispondono alla fondamentale esigenza scientifica di garantire la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio letterario costituito dagli scritti dei più grandi autori della letteratura italiana. Esse, istituite e cofinanziate dallo Stato, assicurano la pubblicazione dell’Opera Omnia di un autore in edizioni fondate sulla ricognizione e sulla trascrizione critica di tutti i suoi testi – editi e inediti – chiarendone, attraverso ogni possibile documentazione, storia e formazione.

 Un valore, dunque, non solo culturale ma civile.

Esattamente. Le Edizioni Nazionali esprimono la sintesi dei livelli più avanzati degli studi su un autore e ― fornendo rigorosi contributi filologici e storiografici di altissima qualità scientifica ― rappresentano al tempo stesso  lo strumento attraverso cui i massimi autori della nostra tradizione (da Alighieri ad Alfieri, da d’Annunzio a Deledda, da Foscolo a Goldoni, da Leopardi a Machiavelli, da Manzoni a Nievo, da Parini a Pascoli, da Petrarca a Pirandello, da Tasso a Verga e ora anche ad Alvaro) diventano per decenni e decenni un riferimento per tutti, tanto da rappresentare la base delle stesse antologizzazioni scolastiche (che in generale riproducono i testi fissati dalla Edizioni Nazionali) e, più in generale, delle loro edizioni e della loro divulgazione.

 Insomma, Alvaro nell’Olimpo, nel Paradiso degli scrittori italiani di tutti i secoli.

È per me un enorme motivo di orgoglio. Ero e sono Presidente di altre Edizioni Nazionali, tutte nate da un mio progetto: Deledda, per esempio, e Pirandello, l’autore oggi più studiato al mondo, insieme con Dante e Shakespeare. Devo dire che mi addolorava profondamente il fatto che in 150 anni di storia delle Edizioni Nazionali (fondate dal ministro Francesco De Sanctis alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento) non un letterato calabrese ― eppure ne abbiamo avuti tanti di prestigiosi ― fosse stato insignito di questo privilegio. Ma ora questo è avvenuto; e devo ringraziare l’on. Giusi Princi, con cui si è instaurata una splendida consonanza culturale. Mi ha spronato continuamente da quando le ho esposto una larva di progetto; e il risultato è venuto.

 Professore mi aiuta a spiegare al pubblico come nasce una Edizione Nazionale…

C’è un matto, in questo caso io, che accarezza l’idea di crearla; e si mette a lavorare al progetto, coinvolgendo altri studiosi. Sembra facile, ma è un procedimento molto complesso e difficile. Il progetto viene caricato sulla piattaforma ministeriale; e una Consulta nazionale lo vaglia, lo giudica, lo promuove e lo boccia. Dei progetti presentati nel 2025 solo due Edizioni Nazionali sono state approvate e istituite. E se la Edizione pirandelliana ha come casa editrice la Mondadori, quella di Alvaro avrà «La Nave di Teseo», sotto l’egida prestigiosa di Elisabetta Sgarbi, che ha accettato di stamparla prima ancora che essa venisse istituita con Decreto del Ministro della Cultura.

 Per la Calabria è davvero un risultato epocale; e lei è calabrese, dunque è ancora più appagante…

L’ho detto in una intervista rilasciata dopo l’approvazione: sento di avere pagato il debito che ho contratto con la mia terra nascendo qui. Sono visceralmente meridionalista e inguaribilmente magnogreco. Sono nato a Reggio Calabria e ci ho vissuto fino alla diaspora per frequentare l’Università di Pisa. Qui ho compiuto quello che Alvaro chiamava l’«inventario dell’universo», cioè le esperienze fondamentali e incancellabili della vita, fra le quali la più importante è stata aver qui conosciuto e sposato una donna meravigliosa, senza la quale non avrei raggiunto le mete più alte della carriera accademica e scientifica. Da un lustro, purtroppo, continua a vivere con me in un’altra dimensione. Nin posso che dedicare a lei anche questo risultato.

 Un’ultima domanda. Lei ha parlato di una nuova avventura, la più difficile ed entusiasmante della sua vita di studioso. Perché?

Dirigere una Edizione Nazionale di uno scrittore del Novecento è un compito improbo. Vede, è più facile per un autore su cui si è consolidata una grande massa di documenti, di studi, di edizioni. Non era il caso di Pirandello; e non lo è per Alvaro. Si tratta di rintracciare tutto quello che lo riguarda: autografi, scritti dispersi (magari in riviste non censite) e documenti; e poi di dar vita alle edizioni critiche di ogni singola opera, da affidare a curatori di alto profilo. Pensi che Alvaro ha collaborato ad oltre quaranta testate giornalistiche, nazionali e internazionali; che gli scritti disseminati sui periodici (e da me repertati con consistenti lacune nella mia bibliografia alvariana) sono già quasi duemila; e che l’epistolario è oggi in uno stadio primordiale. Alvaro aveva una rete estesissima di interlocutori epistolari, che dovranno essere rintracciati tutti, in un work in progress destinato a non finire mai (o quasi). Meno male che, oltre a quella cartacea, c’è l’edizione digitale, che consente un continuo aggiornamento.

 Non posso a questo punto non chiederle: ma come sarà questa edizione digitale?

Come quella di Pirandello, l’Edizione Nazionale di Alvaro si svilupperà su tre livelli, tutti in collaborazione con “La Nave di Teseo”: quella cartacea, ferreamente improntata al rigore filologico; quella economica, in cui alcuni testi alvariani avranno una veste divulgativa, pensata per il grande pubblico; e poi quella digitale, consultabile da tutti online e gratuitamente. E qui chi più ne ha più ne mette, nel senso che ci saranno gli apparati filologici, le edizioni a confronto, le vocabolarizzazioni etc. Ma ci saranno anche ― mi vanto di averli progettati per Pirandello (e sembrò un’eresia) ― tutta una serie di percorsi didattici pensati per le scuole e le università, sviluppando le risorse multimediali. In più, stiamo progettando con il CINUM, che la svilupperà (si tratta del Centro di Informatica Umanistica dell’Università di Catania), l’apporto della realtà aumentata e dell’intelligenza artificiale. Forse riusciremo a superare anche l’Edizione Nazionale Digitale di Pirandello, che pure si pone ai vertici europei. Naturalmente dovremo riuscire a captare fondi importanti per poterlo fare; e non dispero di riuscirci. Anche perché l’Edizione digitale ha una circolazione enorme, che per la Calabria sarebbe una risorsa e una nobilitazione. Pensi che quella di Pirandello ogni anno ha oltre centomila contatti da novanta nazioni diverse. Un bel risultato, non le pare?

 

 


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