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Lo studio dell'Eurotower gela le promesse protezionistiche di Washington: solo il 5% del carico fiscale è assorbito dagli esportatori esteri. Nel lungo periodo la pressione sui prezzi finali per le famiglie americane potrebbe raddoppiare, mentre il settore auto rivoluziona le catene di approvvigionamento.
Lo studio dell'Eurotower gela le promesse protezionistiche di Washington: solo il 5% del carico fiscale è assorbito dagli esportatori esteri. Nel lungo periodo la pressione sui prezzi finali per le famiglie americane potrebbe raddoppiare, mentre il settore auto rivoluziona le catene di approvvigionamento.
L'offensiva tariffaria lanciata dagli Stati Uniti dall'inizio del 2025 si sta trasformando in un boomerang economico per il mercato interno americano.
Secondo un'anticipazione del bollettino economico della Banca Centrale Europea, pubblicata in vista dell'uscita integrale prevista per questo giovedì, il peso dei dazi non viene scaricato sui produttori stranieri, ma ricade quasi interamente sul sistema economico statunitense.
Lo studio evidenzia come appena il 5% dei costi aggiuntivi sia sostenuto dagli esportatori globali, mentre il restante 95% grava direttamente sulla catena di distribuzione e sui consumatori finali degli USA.
I dati raccolti dalla BCE tracciano un'escalation senza precedenti: in meno di un anno, il tasso medio dei dazi americani è balzato dal 3% al 18,2% registrato nel novembre 2025.
Nonostante questo drastico inasprimento, la capacità dei fornitori esteri di assorbire i costi riducendo i prezzi alla produzione è risultata minima.
Le stime dell'Eurotower indicano che a fronte di un aumento dei dazi del 10%, i prezzi all'importazione calano solo dello 0,5%, traducendosi in un incremento netto dei costi del 9,5% per chi acquista negli Stati Uniti. Una dinamica che conferma la scarsa capacità di Washington di influenzare i termini di scambio a proprio favore.
L'analisi rileva inoltre una profonda mutazione strutturale nel settore automobilistico, dove le imprese americane hanno iniziato a recidere i legami con Cina e Unione Europea per privilegiare partner regionali come Canada e Messico. Sebbene i flussi verso questi due Paesi siano aumentati, le importazioni di veicoli da UE e Giappone hanno subito una contrazione sia in termini di volume che di valore.
Al momento, circa un terzo dell'onere fiscale dei dazi è già pagato direttamente dai cittadini americani, ma la BCE avverte: se le tariffe dovessero diventare permanenti, la quota a carico dei consumatori potrebbe superare il 50%, poiché le aziende statunitensi esaurirebbero i margini necessari per assorbire i rincari, trasferendoli integralmente sui listini finali.
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