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Il ministro della Difesa analizza la sconfitta al referendum e blinda la legislatura citando la crisi internazionale: "Il fronte del No è un'armata eterogenea di forze incompatibili, ma il risultato ci impone di riflettere e agire senza isterismi".
Il ministro della Difesa analizza la sconfitta al referendum e blinda la legislatura citando la crisi internazionale: "Il fronte del No è un'armata eterogenea di forze incompatibili, ma il risultato ci impone di riflettere e agire senza isterismi".
Guido Crosetto chiude la porta all'ipotesi di un ritorno anticipato alle urne, rivendicando la solidità della maggioranza rispetto alle frammentazioni delle opposizioni.
In un'intervista rilasciata a la Repubblica, il ministro della Difesa ha analizzato l'attuale scenario politico all'indomani del verdetto referendario, sottolineando come la tenuta del governo sia una necessità dettata dal contesto globale.
“Il voto anticipato penso spaventi più il campo largo che il centrodestra, visto come si stanno muovendo e viste le differenze totali tra di loro, ma in questo momento il senso di responsabilità ci impone di lavorare per affrontare le varie crisi in atto” ha dichiarato l'esponente di Fratelli d'Italia, mettendo in guardia dai rischi di instabilità in una fase storica complessa.
Il ministro ha poi lanciato una sfida indiretta agli avversari, precisando che il desiderio di misurarsi con l'elettorato non mancherebbe, se non fosse per le contingenze esterne. “Se non ci fosse una situazione internazionale così drammatica penso saremmo andati tutti volentieri al voto per vedere se davvero gli italiani vorrebbero affidarsi ad altri. Tra l’altro, la Costituzione più bella del mondo indica in cinque anni la durata della legislatura” ha aggiunto Crosetto, ribadendo l'intenzione di portare a termine il mandato naturale ricevuto dagli elettori.
Commentando l'esito della consultazione referendaria, che ha visto prevalere i contrari alla riforma, Crosetto ha invitato il centrodestra a una riflessione profonda, pur ridimensionando la coesione politica degli avversari. “Il fronte del no ha unito tante cose diverse, tra loro spesso incompatibili o, addirittura, antitetiche. Per questo io riduco il peso politico dell’armata eterogenea che canta vittoria, ma attribuisco un valore enorme al voto. Che deve far riflettere, capire ed agire. Ma senza isterismi” ha osservato il ministro.
Secondo l'analisi di Crosetto, la sconfitta del Sì non è stata un fulmine a ciel sereno: “Il sì ha perso. Nemmeno senza troppe sorprese, perché i sondaggi lo avevano previsto da quattro settimane. Perché? Per molti motivi, penso, ma anche perché il nostro è un Paese che si unisce più facilmente dietro ai no”.
La linea del governo resta dunque quella della continuità operativa, con l'obiettivo di disinnescare le tensioni interne e rispondere al segnale arrivato dalle urne attraverso l'azione amministrativa.
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