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Il carico fiscale tocca i massimi da 11 anni, raggiungendo il 51,4% nel quarto trimestre. Crollano il potere d'acquisto (-0,8%) e la propensione al risparmio degli italiani.
Il carico fiscale tocca i massimi da 11 anni, raggiungendo il 51,4% nel quarto trimestre. Crollano il potere d'acquisto (-0,8%) e la propensione al risparmio degli italiani.
La pressione fiscale in Italia torna a correre, raggiungendo nel 2025 il 43,1% del Pil, un valore che segna un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto all'anno precedente e tocca vette che non si registravano da undici anni.
Secondo i dati diffusi dall'Istat, il picco è stato toccato nel quarto trimestre del 2025, quando il carico fiscale è schizzato al 51,4%, il dato più alto dal 2014.
Questo inasprimento grava su un quadro economico familiare in sofferenza: il reddito disponibile è infatti calato dello 0,4%, mentre il potere d'acquisto ha subito una contrazione dello 0,8%.
Nonostante la flessione delle risorse, i consumi sono cresciuti dello 0,5%, portando però la propensione al risparmio a ridursi al 7,8%. Sul fronte dei conti pubblici si registra invece un parziale miglioramento.
L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche nel 2025 si è attestato al -3,1% del Pil, in recupero rispetto al -3,4% del 2024. I saldi primario e corrente sono risultati entrambi positivi, rispettivamente allo 0,8% e al 2,2%, in coerenza con i dati trasmessi a Eurostat per la Procedura per i Deficit Eccessivi.
Nel solo quarto trimestre del 2025, il saldo delle Amministrazioni Pubbliche ha mostrato un accreditamento dell'1,4% sul Pil, con un saldo primario positivo al 5,1%, a dimostrazione di una maggiore tenuta dei conti dello Stato che tuttavia, come evidenziato dall'Istituto di statistica, si riflette in un carico fiscale massimo per i contribuenti e in una riduzione della capacità di spesa reale delle famiglie italiane.
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