Guerra nel Medio Oriente, Teheran: "Caccia Usa abbattuto, ricompensa per chi cattura il pilota". Trump: "Hormuz diventerà una miniera d'oro"

Le Guardie Rivoluzionarie annunciano l'abbattimento di due jet statunitensi e mobilitano i civili per trovare i piloti dispersi. Israele distrugge il 70% dell'acciaio iraniano. Feriti tre caschi blu indonesiani in Libano.

(Prima Notizia 24)
Venerdì 03 Aprile 2026
Roma - 03 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Le Guardie Rivoluzionarie annunciano l'abbattimento di due jet statunitensi e mobilitano i civili per trovare i piloti dispersi. Israele distrugge il 70% dell'acciaio iraniano. Feriti tre caschi blu indonesiani in Libano.

La tensione nel Golfo Persico raggiunge livelli critici dopo l'annuncio da parte di Teheran dell'abbattimento di due caccia americani di ultima generazione.

Secondo l'agenzia semi-ufficiale Fars, l'esercito iraniano ha lanciato una massiccia operazione di ricerca nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad per rintracciare un pilota statunitense che si sarebbe eiettato. 

"Le forze militari hanno lanciato un'operazione di ricerca per ritrovare il pilota del caccia americano che è stato colpito in precedenza", scrive la Fars, mentre la tv di Stato Irib promette una "lauta ricompensa a chi consegna il pilota o i piloti nemici vivi alle autorità".

Le Guardie Rivoluzionarie hanno pubblicato sui social le immagini di un sedile eiettabile intatto: "Il fatto che il sedile sia rimasto intatto indica che il pilota è vivo", sostengono i Pasdaran.

Fonti locali riferiscono di scontri a fuoco nell'area tra forze iraniane e team di recupero Usa supportati da elicotteri Black Hawk e C-130. Nel frattempo, un secondo F-35 sarebbe stato distrutto nell'Iran centrale.

Dagli Stati Uniti, Donald Trump alza ulteriormente i toni della sfida economica e militare. "Con un po' più di tempo, possiamo facilmente aprire lo Stretto di Hormuz, prendere il petrolio e fare una fortuna. Potrebbe essere un pozzo petrolifero per il mondo???", ha scritto il tycoon su Truth, minacciando poi la distruzione sistematica delle infrastrutture civili: "I ponti sono i prossimi, poi le centrali elettriche!". Gli Usa hanno già confermato l'attacco al ponte B1 di Karaj, definito da Teheran un "crimine di guerra in stile Isis".

Sul fronte israeliano, il premier Benjamin Netanyahu ha rivendicato il successo dei raid mirati: "L'aviazione ha distrutto il 70% della capacità produttiva di acciaio dell'Iran. In pieno coordinamento con il presidente Trump, continueremo a schiacciare l'Iran".

Parallelamente, l'Idf ha annunciato l'imminente distruzione di due ponti strategici nel Libano orientale, a Sohmor e Mashghara. La situazione umanitaria e di sicurezza internazionale resta drammatica.

L'Unifil ha riferito che tre caschi blu indonesiani sono rimasti feriti (due in modo grave) per un'esplosione nel sud del Libano. "Non conosciamo ancora l'origine dell'esplosione", ha dichiarato la portavoce Kandice Ardiel.

Intanto, l'Oms denuncia oltre 20 attacchi alle strutture sanitarie in Iran, tra cui la distruzione dell'Istituto Pasteur di Teheran, mentre nello Stretto di Hormuz sono stati rinvenuti resti umani a bordo di una nave mercantile thailandese colpita il mese scorso.

L'Europa osserva con estrema preoccupazione: il commissario Ue all'Energia, Dan Jorgensen, ha avvertito che la crisi sarà lunga e che è al vaglio il "razionamento del carburante".

Nonostante i pesanti raid americani, l'intelligence Usa stima che Teheran disponga ancora del 50% dei suoi lanciatori e di migliaia di droni, restando "pienamente in condizione di seminare il caos assoluto in tutta la regione".

Giungono al trentacinquesimo giorno consecutivo le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, in una notte segnata da una drammatica escalation di violenza.

Il Paese è stato scosso da una serie di forti detonazioni che hanno interessato diverse aree strategiche, dalla capitale Teheran — con esplosioni segnalate a Pardis e Sarkheh Hessar — fino alle città di Tabriz, Qom, Shiraz e Behbahan. Colonne di fumo sono state avvistate nei pressi dell'aeroporto di Mashhad e in centri di sicurezza nella provincia di Sistan e Baluchestan, mentre i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione nel sud-ovest del Paese per contrastare i bombardamenti.

In questo scenario di guerra aperta, la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha annunciato di aver abbattuto un “secondo caccia americano di ultima generazione F-35 negli spazi aerei della provincia centrale dell’Iran”. Secondo il comunicato diffuso dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), il velivolo “apparteneva allo stormo di Luke (Luke Air Force Base)” ed è stato “completamente distrutto dopo essere stato colpito” da un sistema di difesa antiaerea.

Le autorità di Teheran hanno precisato che non sono disponibili informazioni sul pilota a causa della violenta disintegrazione del mezzo. Al momento, tuttavia, non giungono conferme indipendenti o commenti ufficiali da parte degli Stati Uniti o di Israele riguardo alla perdita del caccia.

Parallelamente, Teheran ha risposto all'offensiva lanciando missili verso il centro di Israele. Nonostante l'intervento dei sistemi di difesa aerea israeliani, un missile dotato di testata a grappolo sarebbe riuscito a colpire dieci diverse località, tra cui Ramat Gan, Givat Shmuel e Petah Tikva.

Il servizio sanitario Magen David Adom ha riferito di danni a edifici, strade e veicoli, ma non si segnalano vittime.

Le autorità iraniane hanno inoltre confermato ufficialmente la morte di Behnam Rezaei, vice capo della Direzione Intelligence della Marina dei Pasdaran. Il riconoscimento del decesso di Rezaei, definito dai media di Stato come una figura centrale nell'apparato di sicurezza navale, giunge dopo le rivendicazioni israeliane circa la sua eliminazione in un raid mirato sulla città portuale di Bandar Abbas.


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