Bankitalia: il conflitto in Medio Oriente frena il Pil, crescita al +0,5% nel 2026

Le nuove stime di Via Nazionale risentono del caro materie prime e dell'incertezza internazionale. L'inflazione salirà al 2,6% nell'anno in corso, per poi scendere gradualmente nel biennio successivo.

(Prima Notizia 24)
Venerdì 03 Aprile 2026
Roma - 03 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Le nuove stime di Via Nazionale risentono del caro materie prime e dell'incertezza internazionale. L'inflazione salirà al 2,6% nell'anno in corso, per poi scendere gradualmente nel biennio successivo.

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente condizionano pesantemente le prospettive economiche dell'Italia per il prossimo triennio.

Secondo le ultime proiezioni macroeconomiche elaborate dalla Banca d'Italia, il Prodotto Interno Lordo è destinato a crescere dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, con un lieve recupero allo 0,8% previsto solo per il 2028.

Questo scenario di base, che ipotizza prezzi del petrolio a 103 dollari al barile e del gas a 55 euro al megawattora per il secondo trimestre dell'anno, riflette un indebolimento della domanda interna frenata dal rincaro dell'energia e dal deterioramento della fiducia di imprese e famiglie.

Rispetto alle stime dello scorso dicembre, la crescita complessiva è stata rivista al ribasso di circa mezzo punto percentuale, un taglio dovuto quasi interamente all'impatto del conflitto sui costi produttivi e sui flussi di trasporto delle materie prime.

Sul fronte dei prezzi, Via Nazionale stima per il 2026 un'inflazione media al 2,6%, in aumento di un punto percentuale rispetto all'anno precedente a causa della spinta della componente energetica.

Solo a partire dal biennio 2027-2028 l'indice armonizzato dei prezzi al consumo dovrebbe tornare a posizionarsi poco sotto la soglia del 2%.

L'inflazione di fondo, al netto di alimentari ed energia, resterà più contenuta attestandosi intorno al 2% nell'anno in corso, grazie a una trasmissione graduale dei rincari ai salari e ai servizi. Tuttavia, Bankitalia avverte che l'incertezza resta "eccezionalmente elevata": un eventuale protrarsi delle ostilità o danni strutturali alle infrastrutture energetiche mediorientali potrebbero spingere i prezzi ben oltre le attuali previsioni, indebolendo ulteriormente gli scambi internazionali.

In uno scenario definito "particolarmente avverso", la Banca d'Italia ipotizza conseguenze ben più severe per il sistema Paese. Qualora le tensioni dovessero aggravarsi, la crescita del Pil potrebbe risultare inferiore di un punto percentuale nel prossimo anno rispetto alla proiezione centrale, mentre l'inflazione rischierebbe di balzare verso l'alto di oltre 1,5 punti percentuali nel 2026 e nel 2027.

Tale dinamica sarebbe innescata non solo dall'effetto diretto dei prezzi energetici, ma anche dalla successiva rincorsa salariale e dal rincaro dei beni di consumo, con effetti di retroazione capaci di generare contraccolpi significativi sull'intera attività economica nazionale e sui mercati finanziari.


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