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Le Gallerie contestano le ricostruzioni giornalistiche sul furto di dati e mappe: "Backup completi e nessuna password rubata". Lo spostamento dei gioielli in Bankitalia era già programmato per i lavori di ristrutturazione.
Le Gallerie contestano le ricostruzioni giornalistiche sul furto di dati e mappe: "Backup completi e nessuna password rubata". Lo spostamento dei gioielli in Bankitalia era già programmato per i lavori di ristrutturazione.
Un grave attacco informatico avrebbe colpito le Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio, portando alla chiusura d'urgenza di alcune aree e al trasferimento del Tesoro dei Granduchi.
Secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera, un gruppo di hacker si sarebbe infiltrato per mesi nei sistemi attraverso una falla nel programma delle immagini in bassa risoluzione, riuscendo a sottrarre l'intero archivio del gabinetto fotografico e dati sensibili dell'ufficio tecnico, come password e mappe della sicurezza.
Dietro la chiusura ufficiale per "manutenzione straordinaria" di una parte di Palazzo Pitti, si nasconderebbe quindi un'operazione di messa in sicurezza del patrimonio, con i gioielli più preziosi trasferiti nel caveau della Banca d'Italia e alcune uscite murate per evitare intrusioni fisiche agevolate dai dati sottratti.
La richiesta di riscatto sarebbe arrivata direttamente sul cellulare del direttore Simone Verde.
La notizia ha scatenato un immediato terremoto politico. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha annunciato un'interrogazione parlamentare chiedendo: “Alessandro Giuli se ne è accorto o è troppo impegnato a suonare il flauto in onore del dio Pan?”. Anche il Partito Democratico ha chiesto al Ministro della Cultura di fare piena luce su una vicenda che “desta allarme e preoccupazione”.
Tuttavia, la direzione degli Uffizi ha pubblicato una nota durissima in cui contesta punto per punto la ricostruzione giornalistica, definendola colma di “informazioni infondate”. Secondo il museo, “nessun danno è stato compiuto né effettuato alcun furto”: il backup dell'archivio fotografico sarebbe completo e il trasferimento del tesoro mediceo sarebbe stato concordato con Bankitalia già in autunno per l'avvio di cantieri di ristrutturazione.
Le Gallerie hanno inoltre precisato che non sono state rubate password, poiché i sistemi di sicurezza operano su un circuito chiuso non accessibile dall'esterno, e che le porte murate sono semplici presidi antincendio richiesti dai Vigili del Fuoco. “Il server fotografico non è stato rubato. Non è stata persa nessuna informazione”, ribadisce la nota, spiegando che i giorni di paralisi tecnica sono stati necessari solo per il ripristino del backup.
Nonostante le smentite del museo, la Procura di Firenze ha comunque confermato l'apertura di un'inchiesta per tentata estorsione e accesso abusivo ai sistemi informatici, con le indagini affidate alla Polizia postale e all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale per determinare l'esatta entità dell'incursione digitale.
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