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L'istituto di Washington avverte: nello scenario peggiore la crescita mondiale scenderà sotto il 2%, soglia che storicamente precede una contrazione economica. Tagliate le stime per l'Italia e l'intera Eurozona.
L'istituto di Washington avverte: nello scenario peggiore la crescita mondiale scenderà sotto il 2%, soglia che storicamente precede una contrazione economica. Tagliate le stime per l'Italia e l'intera Eurozona.
Il nuovo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale delinea un quadro di estrema incertezza per l'economia globale, minacciata dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Secondo l'istituto, nello scenario più avverso caratterizzato da danni infrastrutturali e un conflitto prolungato, la crescita del PIL mondiale potrebbe frenare fino a sfiorare il 2%, una soglia critica che "significherebbe sfiorare una recessione globale, cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19".
L'analisi sottolinea come i fattori positivi dell'ultimo anno, tra cui gli investimenti tecnologici e un dollaro più debole, siano ora messi a dura prova dall'impatto sui mercati delle materie prime e dalle aspettative di inflazione.
Il Fondo avverte esplicitamente che "le tensioni geopolitiche potrebbero aggravarsi ulteriormente – trasformando la situazione nella più grave crisi energetica dei tempi moderni", individuando nel commercio delle terre rare un ulteriore punto di attrito nelle catene di approvvigionamento.
In questo scenario di instabilità, il FMI ha rivisto al ribasso le stime per l'Italia, il cui PIL è ora previsto in rallentamento a +0,5% sia per il 2026 che per il 2027, con un taglio di 0,2 punti rispetto alle proiezioni di gennaio.
Anche l'Eurozona subisce una correzione negativa, con la Germania ferma allo 0,8% quest'anno. Per contrastare il deragliamento della rotta economica, l'istituto invita le banche centrali alla vigilanza e i governi a una disciplina fiscale rigorosa. Laddove il sostegno pubblico sia necessario per i più deboli, esso "dovrebbe essere mirato, tempestivo, temporaneo e finanziato nell’ambito delle attuali dotazioni di bilancio ridefinendo le priorità di spesa".
L'incertezza rimane, però, il tratto distintivo di queste previsioni, basate sull'ipotesi che le perturbazioni belliche si attenuino entro la metà del 2026; un prolungamento delle ostilità richiederebbe invece riforme strutturali immediate per evitare che l'aumento della spesa per la difesa finisca per comprimere eccessivamente la spesa sociale, innescando malcontento e disordini.
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