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Muore Enrica Bonaccorti, leggenda dei quiz tv e radio dopo una carriera luminosa. Da Savona a Milano, ha definito il divertimento quotidiano degli italiani.
Muore Enrica Bonaccorti, leggenda dei quiz tv e radio dopo una carriera luminosa. Da Savona a Milano, ha definito il divertimento quotidiano degli italiani.
Enrica Bonaccorti, nata a Savona il 18 novembre 1949, è stata una delle figure più riconoscibili della televisione italiana, capace di attraversare decenni di palinsesti senza perdere eleganza e ironia. Attrice, conduttrice tv e radiofonica, paroliera, autrice e opinionista, ha incarnato l’idea di una comunicazione raffinata ma popolare, vicina al pubblico e alle sue emozioni quotidiane. La sua scomparsa di oggi chiude una pagina importante dello spettacolo italiano, legata ai grandi varietà, ai quiz del pomeriggio e a una stagione televisiva in cui il contatto con i telespettatori era diretto e genuino.
Dopo gli esordi a teatro e nel cinema, il grande salto arriva con la televisione, dove entra alla fine degli anni Settanta con programmi come “Il sesso forte”, mostrando subito un talento naturale per la conduzione. Negli anni Ottanta esplode la sua popolarità grazie a format come “Italia sera” e “Pronto, chi gioca?”, diventando uno dei volti simbolo del preserale Rai. È in questi anni che il pubblico impara a riconoscere la sua cifra stilistica: ritmo, garbo, sorriso, una capacità rara di mettere a proprio agio ospiti e concorrenti senza mai perdere il controllo della diretta.
La carriera di Enrica Bonaccorti si intreccia poi con la nascita delle reti Fininvest, dove conduce programmi come “La giostra”, “Cari genitori” e successivamente alcuni varietà in prima serata. Nel 1991 è il volto che accompagna “Non è la Rai”, fenomeno televisivo firmato Gianni Boncompagni, e nel 1992 è lei a dare la linea alla prima edizione del TG5 delle 13, in un passaggio simbolico tra intrattenimento e informazione. Questa versatilità le permette di muoversi con naturalezza tra linguaggi diversi, portando sempre con sé un approccio rigoroso e un forte senso di responsabilità verso il pubblico.
Accanto alla televisione, la radio è l’altro grande amore professionale di Enrica Bonaccorti. Dagli anni Settanta a Rai Radio1 e Rai Radio2 fino al successo di programmi come “Chiamate Roma 3131”, “Ipocrity Correct” e “Tornando a casa”, la conduttrice utilizza il mezzo radiofonico per un dialogo più intimo con gli ascoltatori, tra racconti personali, attualità e musica. Questa doppia dimensione, tv e radio, fa di lei una delle poche professioniste in grado di dominare due linguaggi diversi mantenendo lo stesso stile inconfondibile.
Enrica Bonaccorti è stata anche autrice e paroliera, collaborando con Domenico Modugno e firmando testi come “La lontananza”, brano entrato nel canzoniere affettivo di più generazioni. Ha scritto libri, curato rubriche su giornali e magazine, partecipato come opinionista a numerosi talk show, continuando a lavorare fino agli anni più recenti tra tv generalista e canali tematici. La sua presenza, sempre lucida e mai urlata, ha rappresentato un modello di comunicazione femminile forte, competente e lontana dagli stereotipi.
Negli ultimi anni aveva raccontato pubblicamente le difficoltà di salute e la lotta contro la malattia, affrontata con sincerità e senza vittimismo, scegliendo di condividere anche la propria fragilità con chi l’aveva seguita per una vita. Questo rapporto schietto con il pubblico ha reso ancora più profondo l’affetto di chi la ricordava bambina davanti alla tv, negli anni dei grandi quiz e dei pomeriggi in famiglia. Il suo addio lascia un vuoto nella memoria collettiva di un Paese cresciuto con la tv generalista, ma anche una lezione di professionalità, misura e rispetto dei ruoli che oggi appare più attuale che mai.
Con Enrica Bonaccorti se ne va una signora della televisione italiana, protagonista di un’epoca in cui il piccolo schermo era il centro della vita domestica e la conduzione richiedeva competenza, preparazione e capacità di improvvisare. Restano i suoi programmi, le canzoni scritte, le interviste, le battaglie personali condivise con grande onestà, e l’esempio di una donna che ha saputo reinventarsi più volte senza perdere coerenza. Il suo nome continuerà a vivere nei palinsesti della memoria e nel ricordo di chi, per anni, l’ha sentita quasi come una presenza di famiglia.
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