L'ultimo paradosso di David Riondino: commozione e "Maracaibo" al funerale

Alla Chiesa degli Artisti di Roma l'ultimo saluto al "Don Chisciotte" della cultura italiana che ha trasformato il suo commiato in un’ultima opera di geniale leggerezza.

(Prima Notizia 24)
Martedì 31 Marzo 2026
Roma - 31 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Alla Chiesa degli Artisti di Roma l'ultimo saluto al "Don Chisciotte" della cultura italiana che ha trasformato il suo commiato in un’ultima opera di geniale leggerezza.

Un ultimo atto tra poesia, sorrisi e note universali quello celebrato alla Chiesa degli Artisti di Roma per David Riondino, scomparso a 73 anni.

Un funerale che ha rifiutato la rigidità della liturgia per farsi "racconto vero", un incrocio di ricordi dove il sacro ha dialogato con l'ironia e la musica, trasformando il dolore in una standing ovation collettiva.

L'omelia di padre Guidalberto Bormolini ha restituito l'immagine di un uomo sereno di fronte al congedo: "L'ultima volta che l'abbiamo sentito, David ha detto: 'Io ho fatto quello che devo fare, sono pronto'", sottolineando come l'artista fosse ormai "sazio di vita" e privo di timori.

Intorno a lui si è stretta una folla di colleghi e amici di una vita. Paolo Hendel, visibilmente scosso, ha ammesso: "È colpa sua se io mi sono messo a fare il grullo sui palcoscenici d'Italia", alternando la commozione a frecciate ironiche dirette a Ernesto Bassignano. Quest'ultimo ha reso omaggio alla caratura culturale dell'amico, definendolo "uno degli sconosciuti più famosi d'Italia" che "doveva morire per essere riconosciuto come uno dei più grandi intellettuali italiani".

Dario Vergassola ha alleggerito l'atmosfera con una battuta sul leggendario rapporto di Riondino con il tempo: "Questo dev'essere l'unico giorno in cui arriva in orario. Una volta è riuscito a stare dieci giorni senza mettere l'ora indietro".

Corrado Guzzanti ne ha invece lodato il "talento incredibile" e la "grande leggerezza", auspicando una riscoperta da parte dei più giovani.

La cerimonia è stata scandita da omaggi artistici di alto profilo: Davide Rondoni ha giocato sulla coincidenza del nome e della liturgia, leggendo una poesia in cui sottolinea: "Da uomo di teatro e ironia hai pensato bene di salpare via nel giorno della Domenica delle Palme, quando tutte le chiese del mondo il nome di David, osanna al figlio di David, andava risuonando".

Stefano Bollani ha regalato un tango al pianoforte, ricordando l'instancabile vena creativa dell'amico: "Mi chiamò la sera prima, a mezzanotte, pensavo fosse preoccupato. Invece mi disse: 'Ho un'idea per la terza operina'". Sabina Guzzanti, invece, ha letto i versi di "Stabilimento balneare", una riflessione filosofica di Riondino sul fine vita dove la tomba diventa metaforicamente un luogo di approdo "dall'altra parte del mondo in uno stabilimento balneare".

Il culmine emotivo è arrivato con la sorella Chiara Riondino che, chitarra alla mano, ha intonato proprio "Maracaibo", trasformando la chiesa in un palcoscenico dove il pubblico ha accompagnato il ritmo tra le lacrime. Un ultimo successo, proprio come in ogni sua opera di teatro.


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