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L'ultimo sondaggio di via Nazionale rivela un netto deterioramento delle aspettative operative a causa dell'incertezza politica e del caro greggio. Triplicate le aziende che prevedono un peggioramento, ma l'occupazione tiene e le intenzioni di investimento restano stabili.
L'ultimo sondaggio di via Nazionale rivela un netto deterioramento delle aspettative operative a causa dell'incertezza politica e del caro greggio. Triplicate le aziende che prevedono un peggioramento, ma l'occupazione tiene e le intenzioni di investimento restano stabili.
Nel primo trimestre del 2026, il clima di fiducia delle imprese italiane ha subito un brusco arretramento, influenzato direttamente dallo scoppio del conflitto nel Golfo Persico.
Secondo l'ultima indagine della Banca d'Italia, il saldo tra i giudizi di miglioramento e peggioramento della situazione economica generale è crollato di 20 punti percentuali, riflettendo i timori per l'impennata del prezzo del petrolio e una crescente incertezza geopolitica.
Il pessimismo è particolarmente marcato nell'industria in senso stretto e nei servizi, dove le prospettive sulle condizioni operative sono scivolate a -19 punti percentuali. Il dato più allarmante riguarda le aspettative a breve termine: la quota di imprese industriali che prevedono un peggioramento nei prossimi tre mesi è triplicata, raggiungendo il 39%, mentre quelle ottimiste si sono dimezzate, fermandosi a un esiguo 5%.
Il rallentamento colpisce trasversalmente tutti i comparti produttivi, con un impatto significativo sulle vendite e sulla domanda estera. Nei servizi e nelle costruzioni i saldi rimangono di segno positivo ma in forte contrazione, mentre nell'industria il bilancio delle vendite è diventato negativo, segno di una frenata che non risparmia l'export.
Anche i giudizi sulle condizioni per investire hanno subito un tracollo, scendendo a -30 punti percentuali, con un peggioramento ancora più drastico per le rilevazioni effettuate dopo il 28 febbraio.
Nonostante questo scenario di forte tensione, le aziende mostrano una resilienza inaspettata su due fronti: la spesa nominale prevista per gli investimenti fissi nell'intero 2026 rimane sostanzialmente invariata e le intenzioni di assunzione risultano paradossalmente più sostenute rispetto a dicembre, con saldi positivi in tutti i settori.
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