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La brutale aggressione è avvenuta nel giugno dell'anno scorso. La vittima, all'epoca incinta, era stata mutilata durante una lite in centro città.
La brutale aggressione è avvenuta nel giugno dell'anno scorso. La vittima, all'epoca incinta, era stata mutilata durante una lite in centro città.
Si è concluso con una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione il processo nei confronti di un trentenne aretino, accusato di aver staccato con un morso un frammento di lingua alla propria compagna.
La brutale aggressione si era consumata nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2025 in piazza Guido Monaco, nel cuore di Arezzo, al culmine di un violento diverbio.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'uomo avrebbe morso la fidanzata ventinovenne mentre la baciava, provocandole una grave mutilazione. Il pezzo di lingua reciso era stato prontamente recuperato da un'amica della coppia e trasportato d'urgenza all'ospedale San Donato, dove l'équipe medica era riuscita a riattaccarlo con un delicato intervento chirurgico.
La situazione era apparsa fin da subito critica non solo per l'entità della ferita, ma anche perché la vittima si trovava in stato di gravidanza, fattore che ha reso il percorso terapeutico e farmacologico estremamente complesso.
L'imputato, che resta detenuto nel carcere di Prato, doveva rispondere di lesioni gravissime e maltrattamenti in famiglia, inseriti in un contesto di tensioni e violenze pregresse aggravate, secondo l'accusa, dall'uso di sostanze.
Il processo si è celebrato con il rito abbreviato, formula che ha permesso una riduzione della pena rispetto ai cinque anni inizialmente richiesti dal pubblico ministero.
Durante il procedimento è emerso che la vittima, costituitasi parte civile, ha nel frattempo dato alla luce un figlio, riconosciuto dal trentenne, e aveva manifestato sentimenti di perdono auspicando un reale cambiamento dell'uomo. In aula, l'imputato ha espresso le proprie scuse dichiarando di aver avviato un percorso di recupero.
Il Tribunale, oltre alla pena detentiva, ha disposto il pagamento di una provvisionale di 25.000 euro in favore della donna, disponendo per l'uomo il rientro immediato in cella al termine dell'udienza.
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