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Il trapper finisce in isolamento per sei mesi: secondo il Dap influenza gli altri detenuti e minaccia il personale. La difesa presenta reclamo: "Provvedimento basato su congetture".
Il trapper finisce in isolamento per sei mesi: secondo il Dap influenza gli altri detenuti e minaccia il personale. La difesa presenta reclamo: "Provvedimento basato su congetture".
Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) ha disposto il "regime di sorveglianza particolare" per Zaccaria Mouhib, meglio noto come il trapper Baby Gang.
Il provvedimento, che avrà una durata di sei mesi, descrive il ventiquattrenne come un "soggetto tendente alla violenza, turbolento, refrattario alla disciplina" e pericoloso "anche per l'influenza che esercita sugli altri detenuti che lo riconoscono come figura carismatica e di guida, oltre che per i modi arroganti e minacciosi tenuti nei confronti del personale e degli altri detenuti".
Attualmente recluso nel carcere di Busto Arsizio dopo l'arresto dello scorso marzo, Baby Gang dovrà sottostare a pesanti limitazioni: cella singola priva di fornelli, armadi o televisore (ammessa solo la radio), riduzione dell'aria a due ore giornaliere e divieto di partecipazione ad attività ricreative, sportive o culturali.
Il decreto del Dap cita "episodi di particolare gravità" che avrebbero pregiudicato l'ordine interno, riferendo di aggressioni, insulti agli operatori e la pubblicazione sui social di immagini registrate durante precedenti periodi di detenzione, che dimostrerebbero una "spiccata personalità delinquenziale" e un "elevato indice di pericolosità sociale".
Immediata la replica della difesa. L'avvocato Niccolò Vecchioni ha presentato reclamo al tribunale di Sorveglianza di Milano, sostenendo che il decreto "si limita ad affermare che il detenuto sarebbe 'inequivocabilmente ritratto' nelle immagini, senza tuttavia indicare alcun elemento oggettivo idoneo a provare tale circostanza".
Il legale contesta la mancanza di relazioni di servizio specifiche che provino l'ascendente del trapper sugli altri reclusi, definendo la motivazione "una formula di stile, meramente ricognitiva degli episodi contestati e del tutto carente nella parte essenziale".
Secondo la difesa, la sorveglianza particolare "non può essere utilizzata né come strumento di ravvedimento morale, né come mezzo di correzione disciplinare aggravata" e il provvedimento non riuscirebbe a collegare logicamente i fatti richiamati a un pericolo concreto e attuale per la sicurezza dell'istituto.
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