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I capi di governo di Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Canada, insieme ai vertici Ue, sostengono la tregua e chiedono che il cessate il fuoco sia esteso anche al Libano.
I capi di governo di Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Canada, insieme ai vertici Ue, sostengono la tregua e chiedono che il cessate il fuoco sia esteso anche al Libano.
In una mossa coordinata per stabilizzare la regione dopo l'annuncio della tregua tra Washington e Teheran, i principali leader europei e il Canada hanno rilasciato una nota congiunta per blindare la sicurezza delle rotte commerciali.
“I nostri governi contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, si legge nel documento firmato da Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Keir Starmer, Mette Frederiksen, Jens Jetten, Pedro Sanchez, insieme alla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio Europeo Antònio Costa e al premier canadese Mark Carney.
I leader accolgono con favore lo stop alle ostilità, ma chiedono un impegno totale per evitare che il conflitto prosegua su altri fronti: “Chiediamo a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano”.
Secondo i capi di governo e delle istituzioni UE, dopo l'annuncio della pausa di due settimane, “l'obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere realizzato solo con mezzi diplomatici”.
La nota sottolinea come la riuscita dei negoziati sia l'unico scudo contro il collasso economico: “Incoraggiamo vivamente rapidi progressi verso una soluzione negoziata sostanziale. Ciò sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile dell'Iran e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale. Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner”.
Il messaggio inviato dai firmatari punta a trasformare la tregua temporanea in un accordo strutturale, garantendo al contempo che il passaggio di greggio attraverso Hormuz non venga più utilizzato come arma di pressione geopolitica.
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