Trescore Balneario (Bg), dimessa la professoressa Mocchi: "Voglio tornare a scuola il prima possibile"

La docente ricostruisce il brutale accoltellamento del 25 marzo: "Salva grazie al coraggio di un alunno e ai donatori di sangue".

(Prima Notizia 24)
Lunedì 30 Marzo 2026
Bergamo - 30 mar 2026 (Prima Notizia 24)

La docente ricostruisce il brutale accoltellamento del 25 marzo: "Salva grazie al coraggio di un alunno e ai donatori di sangue".

Ha lasciato nel pomeriggio l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata lo scorso 25 marzo da un suo studente di 13 anni presso la scuola secondaria “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario.

La docente, 57 anni, era stata ricoverata d'urgenza in seguito alle gravi ferite riportate nell'aggressione avvenuta proprio davanti alla sua aula, sotto gli occhi degli altri alunni.

Dopo giorni di cure intense e attenta osservazione, i medici hanno sciolto la prognosi, confermando un miglioramento delle condizioni cliniche che non desterebbero più preoccupazioni.

Nonostante il trauma fisico e psicologico derivante dall'episodio, la professoressa ha manifestato una forte determinazione nel voler chiudere questo drammatico capitolo.

Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Angelo Lino Murtas, Chiara Mocchi “vuole tornare a scuola il prima possibile”. Una dichiarazione che riflette la volontà della docente di riappropriarsi della propria quotidianità e della passione per l'insegnamento, nonostante il grave atto di violenza che l’ha vista coinvolta.

L’aggressione, consumatasi in un contesto scolastico e in presenza di numerosi testimoni, ha scosso profondamente l'intera comunità della provincia di Bergamo, riaccendendo il dibattito nazionale sulla sicurezza negli istituti e sulla fragilità del rapporto tra studenti e docenti.

In questi giorni di degenza, alla professoressa sono giunti innumerevoli messaggi di solidarietà da parte di colleghi, istituzioni e famiglie del territorio, che hanno seguito con apprensione l'evolversi della situazione fino alle dimissioni odierne.

Prima di essere dimessa dall'ospedale, Mocchi ha affidato al suo legale una seconda, potentissima lettera: “La mattina del 25 marzo 2026, davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne – confuso, trascinato e ‘indottrinato’ dai social – mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno, ‘E.’, anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio“, scrive la professoressa, ricostruendo l'aggressione avvenuta meno di una settimana fa.

La docente descrive la gravità delle ferite e la corsa contro il tempo: “Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio".

Il passaggio più toccante riguarda l'intervento dell'eliambulanza e il risveglio grazie alle trasfusioni: “Ricordo una voce di donna, ferma e urgente: ‘Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più’. Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo. E proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro. Come se stesse rientrando lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: ‘Ancora una sacca… presto, ancora una!’ Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo”.

La professoressa Mocchi rivolge un ringraziamento speciale ai donatori Avis, ricordando il legame profondo con il padre, fondatore di una sezione locale: “Oggi la mia gratitudine va al mio alunno ‘E.’, ai donatori, ai soccorritori, a chi mi ha tenuta aggrappata a questo mondo che amo e che non voglio lasciare“.

Un pensiero va anche al suo avvocato, donatore da 45 anni, che aveva donato il giorno precedente: “Forse mio padre non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia”.

Ieri la docente ha ricevuto la visita del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che ha rilanciato il suo appello alle famiglie affinché siano più vicine alla crescita dei figli. Mocchi conclude con un invito alla cittadinanza: diventare donatori per permettere alla vita di continuare a scorrere in chi si trova a un passo dal baratro.


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