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Il Ministro Araghchi frena sui colloqui: "Sfiducia insuperabile". Le Guardie Rivoluzionarie colpiscono l'opposizione: in manette il portavoce Emam e la leader Mansouri.
Il Ministro Araghchi frena sui colloqui: "Sfiducia insuperabile". Le Guardie Rivoluzionarie colpiscono l'opposizione: in manette il portavoce Emam e la leader Mansouri.
L’Iran stringe le maglie del controllo interno mentre i canali diplomatici con l'Occidente sembrano congelarsi. Il Ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha gelato le speranze di una rapida risoluzione dei negoziati, denunciando un "grande muro di sfiducia" che impedisce passi avanti concreti con gli Stati Uniti. Una distanza che non riguarda solo il dossier nucleare, ma che si riflette in una mobilitazione militare senza precedenti.
In un clima di crescente timore per nuove rivolte popolari, la magistratura e le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato un'offensiva coordinata contro il campo riformista. L’arresto di Javad Emam, portavoce della principale coalizione di opposizione, è solo l'ultimo di una lista che comprende i nomi più influenti del fronte critico verso la Guida Suprema: in manette sono finiti anche Azar Mansouri (leader del Fronte Riformista dal 2023), Mohsen Aminzadeh (ex funzionario del Ministero degli Esteri), Ebrahim Asgharzadeh (ex parlamentare), Mehdi Mahmoudian (regista).
Il capo della magistratura Ejei ha bollato gli arrestati come "mercenari agli ordini di nemici esterni", minacciando punizioni esemplari per chiunque metta in discussione il sistema della Velayat Faqih (il potere del clero).
Mentre Washington schiera la portaerei Lincoln e dispositivi bellici nelle acque del Golfo, l’esercito di Teheran risponde con la retorica della sfida. Il Capo di Stato Maggiore, Abdolrahim Mousavi, ha confermato lo stato di massima allerta: è stata respinta ogni ipotesi di limitare il programma missilistico balistico, come richiesto da Israele. ogni ipotesi di limitare il programma missilistico balistico, come richiesto da Israele. Mousavi, inoltre, ha liquidato le pressioni del premier israeliano definendole provocazioni inutili, ribadendo che le forze armate sono pronte a reagire a qualunque minaccia in tempo reale.
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