RaiSport, licenziamento caporedattore illegittimo: Tribunale ordina 24 mensilità di risarcimento

Il Tribunale del Lavoro di Roma ha dichiarato illegittimo il licenziamento per giusta causa di un caporedattore di Rai Sport, condannando l'azienda a pagare oltre 200.000 euro di indennità. Il giudice ha ritenuto sproporzionata la sanzione espulsiva rispetto al codice disciplinare che prevede solo misure conservative.

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 04 Marzo 2026
Roma - 04 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Il Tribunale del Lavoro di Roma ha dichiarato illegittimo il licenziamento per giusta causa di un caporedattore di Rai Sport, condannando l'azienda a pagare oltre 200.000 euro di indennità. Il giudice ha ritenuto sproporzionata la sanzione espulsiva rispetto al codice disciplinare che prevede solo misure conservative.

La Rai non poteva licenziare il caporedattore di Rai Sport: lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro di Roma con una sentenza emessa pochi giorni fa, dichiarando illegittimo il licenziamento per giusta causa irrogato il 2 dicembre 2024. L'azienda pubblica aveva avviato due procedimenti disciplinari nei confronti del giornalista, accusato di aver scritto un'email ritenuta volgare, offensiva e lesiva della dignità del direttore, in violazione degli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede che avrebbero intaccato irrimediabilmente il vincolo fiduciario.

Il giudice ha esaminato il caso, assistito dagli avvocati Vincenzo Iacovino e Antonio Rubino dello studio Iacovino & associati, e ha ritenuto sproporzionato il licenziamento rispetto ai fatti contestati. Il regolamento disciplinare aziendale prevede espressamente per "ingiurie nei confronti di colleghi, estranei, dipendenti e superiori" una sanzione conservativa – come multa o sospensione – e non l'espulsione.

Principio cardine del diritto del lavoro: se il CCNL o il codice disciplinare disciplina una condotta con misura non espulsiva, il licenziamento disciplinare risulta illegittimo.

Pur dichiarando l'illegittimità, il Tribunale ha negato la reintegra nel posto di lavoro, optando per una condanna risarcitoria a favore del giornalista pari a 24 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, per un valore superiore ai 200.000 euro. La decisione si basa sull'interpretazione delle tutele disponibili nel panorama giurisprudenziale.

La Rai dovrà ora corrispondere l'importo, ma il giornalista ha già conferito mandato allo studio Iacovino & associati per proporre appello, convinto di avere diritto alla tutela reintegratoria. La difesa fa leva sulla sentenza n.128/2024 della Corte Costituzionale, che ha esteso la protezione del reintegro anche ai licenziamenti dichiarati sproporzionati per volontà contrattuale, ampliando gli orizzonti della tutela reale nel lavoro giornalistico e pubblico.

Il caso riaccende il dibattito su licenziamenti Rai, sanzioni disciplinari, codice disciplinare aziendale e sull'equilibrio tra giusta causa e proporzionalità delle pene, in un settore dove la libertà di espressione del giornalista si scontra con i codici etici aziendali.


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